Lubrificanti, settore al bivio tra norme, costi e nuove tecnologie: nel Lecchese un mercato strategico

Dalla lavorazione dell’acciaio al filo, i lubrificanti industriali sono una componente importante della produzione metalmeccanica lecchese. Ma il settore deve fare i conti con nuove restrizioni sulle sostanze, tempi lunghi per le nuove formulazioni e una disponibilità sempre più incerta delle materie prime

Lettura 1 min.

Lecco

Lubricant Expo Europe, la fiera europea del settore, torna a Düsseldorf dal 15 al 17 settembre. Per anticipare l’evento, gli organizzatori hanno preparato un report basato su colloqui con analisti, utilizzatori e associazioni di categoria: il comparto, si legge, si trova “a un crocevia” tra pressione normativa, materie prime instabili e una transizione tecnologica che fatica a trovare una direzione unica.

Quello dei lubrificanti è un mercato tutt’altro che marginale: in Italia i consumi superano le 430.000 tonnellate l’anno; nel 2025 il segmento industriale ha segnato una lieve flessione, mentre quello legato all’autotrazione è cresciuto (dati Unem). Tra i nodi più sentiti secondo il report, i fluidi lubrorefrigeranti utilizzati nella lavorazione dei metalli. L

a pressione normativa europea sta restringendo l’impiego di diverse sostanze nelle formulazioni; ai vincoli previsti da REACH e CLP si affianca, per i biocidi impiegati per controllare la proliferazione microbica, una disciplina specifica. Il problema è che alcune alternative a minore impatto ambientale possono presentare criticità diverse per chi le manipola in officina: serve quindi trovare un nuovo equilibrio tra tutela dell’ambiente, sicurezza degli operatori e prestazioni, con alternative sempre più limitate. A complicare le cose, l’iter di approvazione OEM di nuove formulazioni può richiedere fino a cinque anni, tempi che il settore giudica disallineati dalla velocità delle nuove restrizioni.

Il report segnala anche altri fronti in movimento: il rinnovato interesse per i motori endotermici, dopo anni di spinta sull’elettrificazione; la crescita dei fluidi di raffreddamento a immersione per i data center, un mercato emergente con standard industriali ancora in via di definizione; e la domanda di lubrificanti e grassi legata all’aumento della spesa per la difesa in Europa, con mezzi militari richiamati dallo stoccaggio e da rimettere in manutenzione.

A questi temi si aggiunge da mesi la crisi delle forniture di basi lubrificanti dal Medio Oriente. Le forti limitazioni ai transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, insieme ai problemi produttivi che hanno interessato alcuni impianti del Golfo, hanno ridotto soprattutto la disponibilità delle basi Group III, usate nei lubrificanti ad alte prestazioni. Anche in Europa l’offerta resta tesa, con forniture contingentate per alcuni operatori e ricadute lungo la catena di distribuzione.

Il tema interessa anche il Lecchese, distretto metalmeccanico con una forte specializzazione nella prima trasformazione dell’acciaio e nella lavorazione del filo. Qui i lubrificanti industriali entrano in gioco sia nei processi produttivi sia nella manutenzione di impianti e macchinari. L’andamento dei prezzi e della disponibilità resta quindi una questione da seguire da vicino, anche se l’esposizione varia in funzione delle applicazioni utilizzate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA