manager dell’hospitality
il nuovo corso alla liuc

L’intervista a Niccolò Comerio, ricercatore in politica economica e direttore del Tourism Lab dell’ateneo «Il turismo non si sviluppa solo riferendosi a un aspetto territoriale, bisogna avere a che fare con il mondo»

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Non una nuova laurea, ma un nuovo indirizzo all’interno dei percorsi già presenti. Con l’idea di base di enfatizzare gli insegnamenti a sostegno della complessità gestionale delle aziende del turismo.

E’ questo, in sintesi, il punto di partenza del nuovo indirizzo in “Tourism and hospitality management” dell’università Liuc nato per formare nuovi manager, nuovi imprenditori e startupper di aziende medio-grandi del turismo.

Un progetto formativo che nasce dalla ricerca confluita nel responsible Tourism Lab dell’ateneo ma anche dalle richieste formative provenienti dalle imprese del settore. Ce ne parla Niccolò Comerio, ricercatore in Politica economica e direttore del Responsible Tourism Lab.

In che modo il nuovo indirizzo si inserisce nei percorsi di laurea triennale già esistenti in Liuc?

Noi abbiamo tre tipologie di percorsi: economia aziendale (in italiano), la versione in inglese (“Business economics”) e la versione con analisi di dati (“Bam-Business analytics for management”). Questi percorsi hanno i relativi indirizzi e Tourism and hospitality management è un indirizzo, caratterizzato da quattro insegnamenti, e come altri indirizzi viene realizzato nel terzo anno della laurea triennale.

L’indirizzo è in inglese. E’ possibile inserirsi anche per chi ha scelto un corso di laurea in italiano?

L’indirizzo nasce in inglese ed è stato creato per chi fa il percorso inglese (Business economics). L’idea è che il turismo non si sviluppa solo riferendosi a un aspetto territoriale, bisogna avere a che fare col resto del mondo. Quindi abbiamo creato appositamente un indirizzo in inglese e, appunto, la preferenza va agli studenti del corso in Business economics. Tuttavia anche per chi sceglie la laurea in italiano c’è la possibilità di scegliere in inglese solo questi quattro esami dell’indirizzo turistico. In realtà i ragazzi possono cambiare idea durante il secondo anno e scegliere poi l’indirizzo, anche se non avevano sin dall’inizio scelto l’intero corso in inglese.

Nessuna possibilità di cambiamento invece se si è iscritti al corso Bam?

L’unico a rimanere fuori per ora è il Bam-Business Analytics for management, che non ha la possibilità di far scegliere l’indirizzo sul turismo perché in tal caso il focus è più sull’analisi di dati: chi sceglie tale corso fa dunque già in partenza una scelta molto ponderata in base a un interesse per la statistica o la matematica.

Quali le ragioni che hanno spinto l’università a dar vita al nuovo percorso in turismo?

Lo abbiamo fatto per motivi interni ed esterni che si sono incontrati. I motivi interni partono dal fatto che dal 2024 in Liuc esiste un centro di ricerca, il Responsible Tourism Lab, nato per raccogliere gli sforzi portati avanti negli anni come nostra ricerca accademica ma anche come ricerca applicata al territorio. Per anni abbiamo fatto attività di ricerca sul turismo, accumulando una serie di conoscenze e competenze per le quali era arrivato, due anni fa, il momento di restituire anche a livello didattico. Tale motivazione interna fortunatamente si è incontrata con le esigenze del territorio.

In che modo?

Nel corso delle nostre interlocuzioni con le sedi territoriali di Federalberghi di Varese e Verbano Cusio Ossola ci è stato evidenziato come gli hotel di medio-grandi dimensioni, con un numero di dipendenti compreso fra 50 e 150, avessero, al pari di altre aziende di simili dimensioni, una serie di complessità manageriali. L’esigenza specifica è quella di profili che contemporaneamente ne sappiano sia di management e strategia sia, nello specifico, di turismo. Il turismo non è un settore normale, ha complessità particolari: si è dunque partiti dal fatto che sul mercato si trovavano specializzati di turismo ma che non ne sapevano di management, o laureati in management che però non ne sapevano abbastanza di turismo. Quindi abbiamo creato un percorso che ha unito i due aspetti. Non è una laurea in turismo. Chi si laurea da noi fa tutti gli esami tipici della laurea in management e quando è il momento di specializzarsi entrano i quattro insegnamenti dell’indirizzo.

Quali sono i quattro insegnamenti?

Due insegnamenti sono sul turismo e altri due sulla parte di hotel e hospitality. Nello specifico sono gli insegnamenti Principles of tourism, Tourism management, Hospitality and tourism marketing, Hotel management.

Qual è il valore aggiunto del corso rispetto a quando già disponibile nelle offerte universitarie?

Abbiamo voluto progettare un corso che rispecchiasse quella filosofia della Liuc, che ha una componente fortemente internazionale. Abbiamo la possibilità di sostituire un insegnamento, Principles of tourism, con una summer school in Giappone alla Wakayama University e di poter sostituire gli altri tre esami frequentando l’ultimo semestre alla Sejong University di Seoul, prestigiosa università sud coreana leader nel turismo. Per gli studenti provenienti dal percorso in Business Economics, il semestre a Seoul può rientrare tra le opportunità di mobilità previste dal piano di studi. L’idea è dare una vocazione fortemente internazionale all’indirizzo.

Come si svolgono i tirocini?

Dopo il tratto di internazionalizzazione, un altro elemento distintivo riguarda proprio i tirocini. Noi abbiamo già un career service particolarmente sviluppato. L’idea è offrire un tirocinio curriculare coerente col percorso formativo. E visto che sul tirocinio è obbligatorio scrivere la tesi, inevitabilmente si vanno ad approfondire ulteriormente i contenuti del tirocinio ma supervisionati da un professore universitario. E’ da parte nostra il tentativo di creare un’offerta il più possibile correlata al mercato del lavoro, visto che il percorso nasce in parte anche dalla richiesta delle aziende del settore.

Perché un estero concentrato sull’Estremo Oriente?

Ciò nasce dal fatto che da una decina di anni io collaboro con l’Estremo Oriente ma ricordo tuttavia che la nostra università ha circa 150 partner fra Paesi europei ed extraeuropei. Ciò per dire che il Sud Corea è una delle possibilità che ha come destinazione una delle università fra le migliori in graduatoria mondiale, ma se uno studente preferisce università più vicine ne abbiamo altre, nostre partner, che offrono insegnamenti simili. Tuttavia aggiungo che, in base alla mia esperienza passata come studente, il vero estero è quanto geograficamente e culturalmente è più lontano da noi. Andare vicino a casa, d’accordo, è sempre estero ma in un settore così importante com’è quello turistico, in cui le differenze culturali impattano tantissimo sull’accoglienza e l’ospitalità, fare un’esperienza lontano fa la differenza nella formazione. E l’Asia dà un impatto molto forte per le differenze culturali.

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