Mercato del lavoro, a Lecco cala la disoccupazione ma aumentano gli inattivi

Il mercato del lavoro lecchese vive un paradosso: la disoccupazione scende, ma l’inattività cresce. Giovani Neet, donne, fragili e stranieri faticano a inserirsi nel tessuto produttivo.

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Lecco

Il mercato del lavoro lecchese continua a mantenere livelli di disoccupazione tra i più bassi d’Italia ma, dietro ai numeri apparentemente positivi, emerge un quadro più complesso, segnato da un aumento delle persone inattive e da una progressiva riduzione della partecipazione al lavoro. È il tema centrale emerso lunedì mattina nella sede della Camera di commercio di Como-Lecco, dove è stato presentato il 16° Rapporto annuale sul mercato del lavoro lecchese, dal titolo “Lecco a due velocità: il paradosso dell’occupazione, la sfida degli invisibili”.

Ad aprire i lavori sono stati Ezio Vergani, presidente della Camera di commercio di Como-Lecco, il sottosegretario regionale Mauro Piazza e la presidente della Provincia Alessandra Hofmann. Il rapporto è stato poi illustrato dai professionisti della società Pts Andrea Gianni e Luca Schionato, mentre il confronto sul tema della partecipazione al lavoro delle persone inattive ha coinvolto Eugenio Gotti, esperto di politiche del lavoro, Luciano Gualzetti, già direttore di Caritas Ambrosiana e responsabile della Casa della Carità di Lecco, ed Elisabetta Ripamonti, chief human resources officer della Gilardoni Spa di Mandello del Lario.

I dati presentati mostrano un rallentamento significativo del mercato del lavoro provinciale. «Secondo le rilevazioni Istat, nel 2025 le forze di lavoro lecchesi sono scese sotto quota 143mila unità, con circa 5.900 persone in meno rispetto al 2024, pari a un calo del 4%. Si tratta della flessione più marcata registrata nell’ultimo decennio, escluso il periodo pandemico», hanno illustrato Gianni e Schionato. Parallelamente cresce il numero delle persone inattive, che supera le 68mila unità, con un aumento del 7,6%. Il tasso di attività si ferma così al 67,2%, il valore più basso degli ultimi vent’anni e il più contenuto a livello lombardo. In diminuzione anche gli occupati, scesi sotto le 140mila unità, circa 5mila in meno rispetto all’anno precedente, mentre il tasso di occupazione cala al 65,5%, oltre quattro punti sotto la media regionale.

Nonostante questo scenario, il tasso di disoccupazione resta molto basso e si attesta al 2,6%, contro il 3% lombardo e il 6,1% nazionale. Un dato che rappresenta però il principale paradosso evidenziato dal rapporto: Andrea Gianni ha infatti invitato a leggere con cautela questo indicatore, sottolineando come «il calo della disoccupazione non sia legato a una crescita dell’occupazione, ma soprattutto alla diminuzione delle persone che cercano lavoro». Una dinamica che, secondo l’analisi presentata, evidenzia il progressivo ampliamento dell’area degli “invisibili”, cioè di quelle persone che restano ai margini del mercato occupazionale. Proprio gli inattivi sono stati al centro del convegno di quest’anno: il focus ha riguardato in particolare giovani Neet, donne fuori dal mercato del lavoro, persone fragili e lavoratori stranieri che faticano a inserirsi stabilmente nel tessuto produttivo lecchese.

Un fenomeno che, secondo quanto emerso durante gli interventi, richiede strumenti sempre più integrati tra politiche del lavoro, formazione, welfare territoriale e servizi sociali. Nelle conclusioni, il consigliere provinciale delegato al Centro Impiego, Formazione Professionale e Istruzione Antonio Leonardo Pasquini ha ribadito la necessità di rafforzare le reti territoriali per intercettare e riattivare le persone inattive. «Dobbiamo riuscire tutti insieme, ciascuno per il proprio ruolo, a creare le condizioni affinché sempre più persone inattive, giovani e adulte, si avvicinino al mercato del lavoro», ha sottolineato.

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