Mercato del lavoro a Sondrio: cresce l’occupazione femminile

Il rapporto Uil evidenzia un aumento degli occupati, soprattutto donne, e una crescita del lavoro indipendente che potrebbe celare precarietà. In calo la disoccupazione.

Sondrio

Il mercato del lavoro in Lombardia nel 2025 mostra una tenuta complessiva, ma con profonde differenze territoriali e segnali di fragilità che emergono dal rapporto Uil Lombardia su dati Istat.

Un quadro in cui la provincia di Sondrio evidenzia un andamento moderatamente positivo, ma non privo di criticità strutturali, soprattutto se si analizza nel dettaglio il confronto tra 2024 e 2025.

Nel territorio valtellinese gli occupati passano da 72.761 nel 2024 a 73.731 nel 2025, con un incremento di 970 unità. Un dato che conferma una certa capacità di tenuta, in controtendenza rispetto ad altre province lombarde in difficoltà. Tuttavia, la crescita non è omogenea: gli occupati maschi diminuiscono di 250 unità (da 42.846 a 42.596), mentre le donne registrano un aumento significativo di 1.220 unità (da 29.915 a 31.135). Questo porta anche a un miglioramento del tasso di occupazione femminile, che sale dal 38,8% al 40,4%, mentre quello maschile cala leggermente dal 56,6% al 56,1%. Complessivamente, il tasso di occupazione passa dal 47,6% al 48,2%.

Un altro elemento rilevante riguarda la qualità del lavoro. Cala infatti il lavoro dipendente, che scende da 59.047 a 58.290 unità (-757), mentre cresce in modo marcato il lavoro indipendente, che passa da 13.714 a 15.441 (+1.727). Un cambiamento che, come evidenziato anche dal rapporto Uil, potrebbe nascondere forme di maggiore precarietà o adattamento del mercato più che una reale espansione strutturale.

Dal punto di vista settoriale emergono dinamiche contrastanti. Cresce l’industria nel suo complesso: il comparto industriale (escluse costruzioni) aumenta di 2.138 occupati (da 15.920 a 18.058), mentre il totale industria con costruzioni segna +1.317 unità. Tuttavia, proprio le costruzioni registrano un calo significativo (-822). In espansione anche agricoltura, silvicoltura e pesca (+241). Nei servizi il quadro è più articolato: aumentano commercio, alberghi e ristorazione (+3.660), mentre le altre attività dei servizi calano in modo netto (-4.248), portando il totale del comparto a una flessione di 589 unità.

Sul fronte della disoccupazione si registra un miglioramento. Le persone in cerca di occupazione scendono complessivamente da 5.167 a 3.179 (-1.988). Il tasso di disoccupazione cala dal 6,6% al 4,1%, con una riduzione particolarmente marcata per la componente femminile (dal 7,7% al 3,5%).

Resta invece un elemento di criticità l’area dell’inattività. Gli inattivi aumentano da 55.778 a 56.899 (+1.121), con un tasso che passa dal 41,8% al 42,6%. Il fenomeno è particolarmente rilevante tra i giovani: nella fascia 15-34 anni il tasso di inattività scende leggermente dal 46,9% al 45,2%, ma resta su livelli molto elevati, con un divario di genere ancora marcato.

«La Lombardia tiene, ma non per tutti – sottolinea il segretario confederale della Uil, Salvatore Monteduro – Milano traina, ma molte province arretrano. Se cala il lavoro dipendente e cresce l’inattività in territori chiave, significa che è indubbio che serva una politica del lavoro più coraggiosa, mirata alla qualità e all’inclusione di donne e giovani. Una crescita che lascia indietro pezzi di territorio rischia di indebolire l’intera regione nel lungo periodo».

Lo stesso mercato del lavoro sondriese mostra segnali di resilienza, ma anche trasformazioni che richiedono attenzione. «Accogliamo con favore il segno positivo che emerge per la provincia di Sondrio – evidenzia il coordinatore Uil Sondrio Fabrizio Tresoldi –, ma non possiamo limitarci a guardare il dato numerico assoluto: il nostro territorio presenta peculiarità morfologiche ed economiche che richiedono un monitoraggio costante sulla qualità dell’occupazione. Il nostro obiettivo come Uil Sondrio resta quello di trasformare questo “segno più” in stabilità per i giovani e le donne, categorie che a livello lombardo continuano a soffrire tassi di inattività drammatici. La sfida per la nostra provincia è agganciare il treno dello sviluppo regionale garantendo tutele e salari dignitosi, evitando che la crescita rimanga minima o marginale rispetto ai grandi poli metropolitani».

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