Economia / Morbegno e bassa valle
Venerdì 21 Agosto 2026
Fieno e mais, stagione da dimenticare. I prezzi sono alle stelle
La siccità ha danneggiato i raccolti. Le ultime piogge non invertiranno la tendenza
Lettura 2 min.Sondrio
La pioggia è arrivata, e a catinelle, ma purtroppo non basta ad invertire le sorti di un’estate terribile per l’agricoltura di montagna e non solo. Fortemente provate le colture e ciò non potrà non riverberarsi sui prezzi che già tendono a salire anche nel settore zootecnico dove la carenza di fieno e di silomais è grande anche in provincia di Sondrio. Ciò che salta all’occhio anche solo guardando le distese di prati giallo oro, che connotano una valle normalmente verde per antonomasia, e le piantagioni di mais bruciate dal sole.
«Davvero un’estate pessima per le nostre colture – assicura Rita Pusterla, agronoma di Aral, l’Associazione regionale degli allevatori, che segue soprattutto il territorio della Media e Bassa Valtellina e della Valchiavenna – perché per quanto riguarda il fieno si è salvato solo il primo taglio, da inizio a metà maggio, a seconda delle zone, e in parte il secondo anche se con produzioni molto più basse rispetto allo standard. Quasi del tutto vanificato il terzo taglio, dove si è riusciti a fare qualcosa nella zona del Pian di Spagna, ma davvero poca roba. Poi ci sono magari delle zone in cui la falda acquifera è più alta, come nella piana di Ardenno, e allora in quelle aree si è riusciti a portare a casa qualcosa di più, ma, in genere, dal punto di vista della fienagione è stato un vero calvario in provincia, con prezzi che già sono alle stelle». Va tenuto presente, infatti, che il problema non è solo della provincia di Sondrio, ma di tutto il nord Italia, sicuramente, e anche i paesi d’Oltralpe hanno sofferto al pari nostro, compresa la Francia da cui c’è chi importa già regolarmente del fieno.
E della stessa sofferenza parla anche Gianpiero Valbuzzi, agronomo di Aral Sondrio per la Media e Alta Valtellina, da Tirano in su. «Una vera catastrofe sia per il fieno sia per il silomais (cioè il mais che si produce in Valtellina per l’alimentazione animale, ndr) – dice Valbuzzi -, perché solo il primo sfalcio di maggio è stato bello, poi, sul secondo, la produzione si è più che dimezzata. A Bormio, ad esempio, il secondo sfalcio è stato impossibile perché non c’era già più nulla da tagliare. Per non dire delle difficoltà sui pascoli in alpeggio con tanti alpigiani che, infatti, stanno già demonticando...».
L’auspicio è che la pioggia attuale possa dare una mano, ma il recupero sarà molto relativo. «Il 60% della produzione annua di foraggio si fa col 1° e il 2° sfalcio, col primo che pesa per il 40% sul raccolto annuale – dice Rita Pusterla -, poi il terzo, e soprattutto il quarto e il quinto taglio, dove si fa, rendono molto meno. Sono tagli che si distinguono anche ad occhio nudo perché, di norma, le balle di fieno vengono rivestite con un film plastico che permette una fermentazione del prodotto senza la formazione di muffe all’interno. Resta così molto appetibile per vacche e manze. Ma quest’anno questi tagli di fine stagione sono da dimenticare pressoché ovunque».
E che dire del silomais, una delle colture più diffuse in Valtellina dopo vite, meleti e ulivi, completamente o quasi bruciato dalla siccità. «Basti dire che di norma si inizia a trinciare a settembre, mentre già adesso sono partite le prime trinciature del prodotto così da provare a salvare almeno il salvabile – dice Pusterla -. Chi ha tranciato già ora lo ha fatto nella speranza di recuperare un po’ di fibra, un po’ di amido, che serve per l’alimentazione del bestiame, ma sarà molto dura. Anche questo si riverberà sui costi di produzione, perché fra fieno in quantità molto ridotte, silomais in gran parte rovinato e raddoppio dei costi del gasolio agricolo, i budget si ridurranno notevolmente». In Alta Valtellina la coltura del mais non è, invece, così diffusa, ma lo è a Grosio, ad esempio, dove gli effetti della siccità, pure, si sono fatti sentire enormemente.
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