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Giovedì 23 Luglio 2026
Risiko bancario, la Valtellina osserva la sfida su Mps: possibili ricadute anche su Bper
L’offerta di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena e l’ipotesi di una contromossa di Banco Bpm riaccendono il risiko bancario. Una partita che interessa da vicino anche la Valtellina: Bper è coinvolta nell’operazione e Crédit Agricole, già proprietaria dell’ex Credito Valtellinese, è il primo azionista di Banco Bpm
Lettura 2 min.Sondrio
Non più protagonista in prima persona, come accaduto l’estate scorsa con l’Opas andata a buon fine di Bper sulla Banca Popolare di Sondrio o, prima ancora, con l’acquisizione del Credito valtellinese da parte di Crédit Agricole, ma sempre coinvolta negli equilibri del risiko bancario nazionale. La Valtellina osserva da vicino le manovre attorno a Monte dei Paschi di Siena i cui esiti avrebbero nuovamente ricadute dirette sul sistema bancario provinciale.
Da una parte l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo sull’istituto guidato da Luigi Lovaglio, già amministratore delegato del Credito valtellinese, chiama direttamente in causa Bper, alla quale verrebbe conferita parte della rete commerciale di Mps e che sarebbe destinata a cambiare nome.
Dall’altra parte Crédit Agricole detiene poco meno del 23% del Banco Bpm, ritenuto dai vertici senesi il partner industriale preferibile perché punta a valorizzare il Monte nella sua interezza, senza prevederne lo smembramento. Il consiglio di amministrazione di Mps ha infatti formulato una serie di osservazioni preliminari sull’offerta di Intesa, riservandosi ulteriori approfondimenti.
Le perplessità riguardano il valore economico dell’operazione, le sinergie stimate, i possibili profili Antitrust e l’impatto industriale della disaggregazione della rete. Innanzitutto, Mps contesta il corrispettivo dell’offerta. Il premio riconosciuto agli azionisti, pari a circa il 12% rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, viene giudicato lontano dalla media del 30% registrata nelle principali operazioni bancarie comparabili.
Ai corsi di Borsa attuali, inoltre, l’Ops incorporerebbe uno sconto superiore al 3%, mentre il premio implicito complessivo, stimato in 3,4 miliardi di euro, rappresenterebbe solo una parte delle sinergie attese dall’operazione. Siena evidenzia infine uno squilibrio nel rapporto di concambio: pur contribuendo per circa il 34% al patrimonio netto tangibile del gruppo risultante dalla fusione, gli azionisti del Monte si vedrebbero riconoscere una quota di poco superiore al 22% del capitale della nuova banca.
Il cda senese giudica inoltre particolarmente ottimistiche le sinergie prospettate da Intesa, ritenendole superiori a quelle osservate in operazioni analoghe, ed esprime dubbi sul valore attribuito agli sportelli destinati a Unipol, ritenuto inferiore ai multipli medi del settore. Restano poi le incognite regolamentari. Nonostante la prevista cessione di una parte della rete, Mps ritiene che l’operazione possa incontrare ostacoli sul fronte Antitrust, anche alla luce della posizione di Intesa nel comparto assicurativo e della partecipazione in Generali. Sul piano industriale, il Monte teme che lo smembramento della rete possa indebolire il modello di banca di prossimità, con ricadute sul sostegno a famiglie, imprese e territori.
Diversa l’impostazione attribuita alla proposta di Banco Bpm, che il consiglio di amministrazione si è impegnato ad approfondire perché fondata sulla valorizzazione dell’intero perimetro della banca. Una posizione accolta con soddisfazione da piazza Meda, che vede riconosciuta la valenza industriale del progetto e la capacità di creare valore per gli azionisti di entrambe le banche. Resta ora da capire se il dialogo tra Mps e Banco Bpm sfocerà in una vera e propria controfferta all’Ops di Intesa, considerando che Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm, continua a mantenere il massimo riserbo e con quale struttura.
Le prossime settimane saranno scandite anche dai conti dei principali protagonisti del risiko. Il 29 luglio sarà il turno di Intesa Sanpaolo, da cui il mercato si attende risultati solidi e un possibile rialzo della guidance sull’utile netto, oggi fissata a 10 miliardi di euro. Il 30 luglio toccherà invece all’assemblea di Unipol – socio di maggioranza di Bper -, chiamata a deliberare l’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi destinato a finanziare l’acquisto degli sportelli Mps previsto dall’accordo con Intesa. Il 5 agosto saranno invece resi noti i risultati di Banco Bpm e Bper, seguiti il giorno successivo da quelli di Monte dei Paschi e Mediobanca.
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