Siderurgia: Lecco rallenta sui mercati esteri, ma resta nella top ten

Le esportazioni del capoluogo lombardo scendono a 430,2 milioni, in flessione del 3% rispetto al 2025.

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Lecco

Lecco resta tra i principali poli siderurgici italiani, ma nel primo semestre del 2026 rallenta sui mercati esteri. Il territorio chiude infatti la prima metà dell’anno con 430,2 milioni di euro di esportazioni di prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio, in calo del 3% rispetto ai 443,3 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Un risultato che vale comunque al capoluogo il decimo posto nella classifica nazionale dei principali centri siderurgici, anche se con una posizione in meno rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi siderweb su elaborazione dei dati Istat.

Il rallentamento lecchese si inserisce in un quadro caratterizzato da andamenti molto diversi tra i territori. Nel complesso, infatti, i primi dieci poli siderurgici italiani hanno realizzato nel primo semestre 2026 esportazioni per 6,86 miliardi di euro, contro i 6,73 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, con una crescita dell’1,9%. Un dato decisamente più dinamico rispetto all’andamento complessivo nazionale, dove l’export del comparto si è fermato a 10,52 miliardi di euro, con una lieve flessione dello 0,1% in valore.

A guidare la graduatoria resta Brescia, che rafforza la propria leadership con 1,077 miliardi di euro di esportazioni e una crescita del 7,1%. Il distacco da Udine, seconda, aumenta così a 96,5 milioni di euro. Il polo friulano ha chiuso il semestre con 980,5 milioni di export, in crescita del 5,3%.

Sul terzo gradino del podio si conferma Cremona, protagonista della crescita più marcata tra i primi dieci poli: l’export sale del 12,6%, raggiungendo 872,7 milioni di euro. Quarta Mantova, che registra invece una contrazione del 5,8% e scende a 721,2 milioni. Alle sue spalle Milano guadagna due posizioni grazie a una crescita del 4,5%, arrivando a 622,6 milioni di euro.

Vicenza mantiene la sesta posizione con 611,9 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il primo semestre 2025. Più pesante la frenata di Bergamo, che registra un calo del 19,5% dell’export, da 717,3 a 577,7 milioni di euro, perdendo due posizioni. Terni conserva l’ottavo posto con 493,4 milioni e una crescita del 7,8%, mentre Reggio Emilia sale in nona posizione grazie a un incremento dell’11,1%, portando l’export a 468,7 milioni. Proprio il sorpasso emiliano fa scivolare Lecco al decimo posto.

Nel complesso, la performance dei primi dieci poli appare quindi più solida di quella nazionale. A fronte della crescita dell’1,9% in valore dei dieci principali territori, l’export siderurgico italiano registra infatti una diminuzione dello 0,1% in valore, mentre in quantità cresce dello 0,2%. Secondo l’Ufficio Studi siderweb, la lieve riduzione in valore è legata alla diminuzione dei prezzi di vendita.

Più netto il calo sul fronte degli acquisti dall’estero. Nel primo semestre 2026 le importazioni dei primi dieci poli siderurgici sono diminuite del 9,2%, passando dai 5,8 miliardi di euro del 2025 ai 5,3 miliardi attuali, con una riduzione di circa 500 milioni di euro. A livello nazionale il calo raggiunge il 13% in valore e il 15,9% in quantità. Anche in questo caso emerge una differenza significativa tra fornitori europei ed extra Ue. Le importazioni in quantità dai Paesi extra Ue sono diminuite del 22,5%, mentre quelle provenienti dai Paesi Ue hanno registrato una flessione del 2,1%. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi siderweb, tra i fattori che incidono sulla riduzione degli acquisti extra Ue c’è anche l’entrata a regime del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il Cbam. Resta infine fuori dalla top 20 Taranto, sede del polo siderurgico di Acciaierie d’Italia. Nel primo semestre 2026 l’export si ferma a 5 milioni di euro, in calo dell’86,5% rispetto ai 36,2 milioni dello stesso periodo del 2025.

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