Economia / Sondrio e cintura
Venerdì 16 Ottobre 2026
Sondrio: il 41,8% delle donne è inattivo, il dato peggiore della Lombardia
Tasso di inattività femminile sei punti sopra la media regionale. Nel primo semestre le cessazioni dei contratti hanno superato le attivazioni. Al centro del confronto a palazzo Muzio il rapporto tra lavoro, genitorialità e pari opportunità.
Lettura 2 min.Sondrio
In provincia di Sondrio il 41,8% delle donne non lavora e non cerca un’occupazione. È il tasso di inattività femminile più alto della Lombardia, sei punti sopra la media regionale. Un dato cui si aggiunge il saldo negativo dei contratti nel primo semestre: per le donne le cessazioni hanno superato le attivazioni, mentre per gli uomini entrate e uscite si sono equivalse. «È un punto debole del nostro territorio e va detto con chiarezza».
È partito dai dati forniti dal presidente della Provincia Davide Menegola, il convegno di palazzo Muzio sui 20 anni del Codice delle pari opportunità che ha riunito in un unico testo le norme contro le discriminazioni di genere e ha dato un ruolo preciso alle Consigliere di parità.
L’incontro, promosso dalla Consigliera di parità della Provincia Cristina Bordoni insieme all’Ordine dei Consulenti del lavoro di Sondrio presieduto da Giovanni Besio, è stato l’occasione per un confronto sul rapporto tra occupazione, genitorialità e pari opportunità.
A offrire una chiave di lettura sono stati i dati 2025 sulle convalide delle dimissioni delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. I numeri presentati dall’Ispettorato del lavoro, rappresentato da Candida Fasano, si riferiscono complessivamente alle province di Como, Lecco e Sondrio, ma aiutano a inquadrare il fenomeno.
Le pratiche sono state 1.533. Due su tre hanno riguardato donne: 1.024, pari al 66,8% del totale, contro 509 uomini. Circa l’80% dei genitori interessati aveva un’età superiore ai 29 anni e fino ai 44. In oltre la metà delle pratiche il nucleo familiare aveva un solo figlio; nel 37,1% ne aveva due.
È la differenza delle motivazioni a spiccare. Tra le donne sono state registrate 986 segnalazioni di difficoltà connesse al lavoro e 504 relative ai servizi. Tra gli uomini prevale invece il passaggio a un’altra azienda, con 400 segnalazioni, contro le 305 femminili. Una differenza che evidenzia come le uscite dal rapporto di lavoro assumono significati diversi per madri e padri.
Anche il part time racconta uno squilibrio: lavoravano a tempo parziale 398 donne, quasi il 39% delle lavoratrici interessate dalle pratiche, contro 23 uomini, il 4,5%. «Un elemento che – è stato ricordato a palazzo Muzio - invita a interrogarsi sull’effettiva capacità degli strumenti di conciliazione di rispondere alle esigenze familiari».
Al quadro dell’Ispettorato, Bordoni ha affiancato un’analisi sulla genitorialità in provincia di Sondrio. Lo studio prende in esame l’evoluzione demografica, la struttura delle famiglie, le difficoltà nel tenere insieme vita privata e lavoro e i fattori che incidono sulla scelta di avere figli. Con anche una mappatura dei servizi e degli strumenti disponibili sul territorio.
«Dall’indagine emerge quanto la denatalità e i cambiamenti sociali e lavorativi rappresentino sfide importanti per il nostro territorio - ha spiegato -. Servono politiche concrete che aiutino le famiglie, favoriscano la parità di genere e permettano a donne e uomini di conciliare responsabilità familiari e professionali».
Il ventesimo anniversario del Codice delle pari opportunità è diventato così l’occasione per presentare il lavoro della Consigliera e misurare la distanza tra i principi e le condizioni quotidiane delle famiglie. A Sondrio, dove oltre quattro donne su dieci restano fuori dal mercato del lavoro, il tema riguarda direttamente le prospettive economiche e demografiche della provincia. Perché come ha sottolineato Bordoni, «la genitorialità non è una questione privata: è una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, imprese e comunità».
L’analisi rappresenta un punto di partenza per comprendere i bisogni reali e provare a costruire un territorio più inclusivo, attento alle pari opportunità e al benessere delle future generazioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA