Stipendi più trasparenti, Schena: «Indicare la Ral aumenta le candidature del 30%»

Con il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale, le aziende dovranno rendere più chiari criteri retributivi e fasce di stipendio già negli annunci di lavoro. Secondo l’analisi di Valtellina Lavoro, indicare la Ral può diventare una leva decisiva per attrarre talenti e ridurre il turnover

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Sondrio

Lo stipendio non sarà più un segreto. Con il recepimento della Direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza salariale, anche in Italia tramonta definitivamente l’era delle retribuzioni “riservate”. Non si tratta però di una “rivoluzione voyeuristica” — nessuno conoscerà la paga del collega alla scrivania accanto — quanto piuttosto dell’obbligo, per le aziende, di garantire criteri chiari, equi e trasparenti fin dalle prime fasi del recruiting.

A segnare il cambio di passo è anche l’esperienza sul campo: secondo l’analisi di Valtellina Lavoro, società di ricerca e selezione che ha contribuito alla stesura del decreto con un discussion paper presentato al Senato, indicare la Ral negli annunci aumenta del 30% le candidature. Un dato che fotografa perfettamente un mercato del lavoro dove l’opacità genera diffidenza e allontana i profili più qualificati.

«In oltre 25 anni di esperienza – spiega Valerie Schena Ehrenberger, ceo di Valtellina Lavoro – non abbiamo mai incontrato un’azienda che non avesse un budget in mente per una posizione. Il problema non è dire tutto, ma smettere di nascondere ciò che è già deciso». Una trasparenza che, secondo l’esperta, non solo “accelera i processi e riduce il turnover precoce”, ma crea fiducia “già prima del primo colloquio”, trasformandosi in un fattore competitivo decisivo.

Il decreto introduce obblighi stringenti: pubblicare il range retributivo già negli annunci, vietare la richiesta dello storico salariale ai candidati e monitorare con attenzione il divario retributivo di genere, con l’obbligo di intervenire se supera il 5%. Un tema cruciale se si considera che in Italia il gender pay gap medio è intorno al 10%, ma può arrivare anche al 30% in alcuni ruoli.

«C’è più trasparenza? Sì – aggiunge Schena Ehrenberger –. Da giugno il mercato ha la possibilità di sapere quali sono le fasce di stipendio che un’azienda è disposta a pagare e come ciascun candidato si colloca al loro interno». Un cambiamento che implica nuove responsabilità: «Non si può più chiedere l’attuale retribuzione né le buste paga. Bisogna invece monitorare le differenze interne tra uomini e donne e intervenire sopra una certa soglia».

Ma la sfida, sottolinea la fondatrice di Valtellina Lavoro, è soprattutto culturale. «Il malumore di molte aziende sull’indicazione della Ral nasconde spesso offerte non più allineate al mercato. Serve costruire range realistici, riscrivere job description credibili e certificare percorsi di carriera basati su criteri oggettivi». Solo così la trasparenza diventa “l’antidoto allo scetticismo” e una leva per attrarre talenti che oggi chiedono “chiarezza, etica e rispetto”.

Per accompagnare le imprese in questo passaggio, Valtellina Lavoro ha realizzato una checklist di autovalutazione gratuita, pensata per misurare il livello di preparazione rispetto alla normativa e disponibile sul sito valtellinalavoro.it. L’obiettivo è andare oltre la semplice compliance: costruire processi di selezione e crescita strutturati, tracciabili e privi di bias. Perché la trasparenza, oggi, non è più un’opzione, ma la condizione per restare competitivi.

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