Un ecosistema per i giovani: patto tra Regione e Comuni

Mauro Guerra (Anci) sottolinea l’urgenza di fornire strumenti di orientamento e formazione rapida. L’obiettivo centrale è connettere università, imprese e istituzioni locali per generare lavoro dignitoso

Anci Lombardia ha stretto un patto con Regione Lombardia fino a tutto il 2026, focalizzato su politiche giovanili, formazione e sviluppo territoriale attraverso il bando “La Lombardia è dei giovani”. L’accordo supporta i Comuni nella realizzazione di progetti educativi e professionali. Ne illustra le finalità e strategie il presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra, in un complesso contesto globale.

Qual è l’impatto delle trasformazioni in atto sul tessuto economico e sociale del nostro territorio?

Siamo all’interno di un mondo che cambia a una velocità straordinaria: i giovani vivono una fase di grande dinamicità e incertezza, superiore a quella che abbiamo vissuto nel secondo dopoguerra. Ci troviamo in un momento storico in cui la rapidità delle mutazioni tecnologiche e geopolitiche impone una capacità di adattamento e di innovazione senza precedenti. Per un sistema territoriale come quello lombardo, motore economico del Paese, comprendere queste dinamiche non è solo un esercizio analitico, ma una necessità vitale per restare competitivi e inclusivi.

Quali sono le sue preoccupazioni in merito alla contrazione demografica e quale legame vede con la mobilità giovanile?

In questa fase, come Paese Italia, abbiamo un grave problema: siamo tra quelli che più subiscono l’inverno demografico. Al quale si aggiunge il problema che i giovani troppo spesso vanno a studiare e soprattutto a lavorare altrove. Dobbiamo creare le condizioni per fornire ai nostri giovani i migliori strumenti possibili per orientarsi in questo mondo in trasformazione, in cui cambiano anche le professioni, le competenze e le richieste, l’istruzione e la formazione, cambiano i lavori con una velocità straordinaria. È un paradosso economico e sociale: formiamo talenti nelle nostre eccellenze accademiche, ma non sempre riusciamo a offrire loro un ecosistema che li trattenga e ne valorizzi il potenziale.

Dal punto di vista della crescita e dello sviluppo, come si possono trasformare questi percorsi di istruzione in valore economico reale per il Paese?

Più siamo in grado offrire strumenti affinché i giovani possano orientarsi ed essere protagonisti, tanto più ci saranno le condizioni perché possano crescere opportunità di lavoro dignitose, giustamente remunerate che consentano a chi si è formato, a chi ha usufruito dello sforzo anche di innovazione delle nostre università e della nostra alta istruzione, di poter spendere queste competenze nel suo Paese. Credo che questa sia una straordinaria sfida che può consentirci di ritrovare energie vitali per un protagonismo giovanile indispensabile per vivere questa stagione di cambiamenti.

Qual è il ruolo specifico della nostra Regione in questa sfida sulla formazione e sulla capacità di rendere attrattivo il lavoro per i giovani?

La Lombardia ha un ruolo trainante per demografia, condizione economica, opportunità e capacità di innovazione. Se non siamo in grado noi di affrontare questa sfida, il rischio è sistemico per il Paese. Per questo motivo Anci Lombardia ha stretto un patto con Regione Lombardia: abbiamo costruito progetti e abbiamo immaginato un accordo che avviasse tutte le esperienze preziose che dobbiamo mantenere, utilizzare e spendere dentro un quadro ancora più rafforzato. Penso alla rete degli Informagiovani e alle Job Week, strumenti che definiscono un quadro complessivo di riferimento che parli ai territori e ai giovani.

Spesso si parla di “ecosistema territoriale”: come si traduce questo concetto nel rapporto tra i vari attori locali?

Nei territori ci sono i comuni, le università, le scuole di alta formazione, le imprese. Si sta lavorando per mettere in rapporto questi soggetti per costruire piani strategici territoriali volti all’orientamento, istruzione e lavoro. Non si tratta solo di collaborazioni episodiche, ma di una programmazione strutturale che metta a sistema le competenze accademiche con le necessità del mondo produttivo, sotto la regia delle istituzioni locali.

Passando al ruolo dei comuni, la Lombardia presenta una realtà molto frammentata, come possono le piccole realtà amministrative incidere in processi così complessi?

Come comuni siamo pronti a dare il nostro contributo. Una delle strategie che stiamo attuando è quella delle gestioni associate per mettere i piccoli comuni in rete, perché acquisiscano le competenze, lo standing amministrativo, la robustezza necessaria per essere uno dei partner capaci di progettare, programmare e gestire anche le prospettive dell’istruzione e dell’orientamento al lavoro nei territori.

Quali passi concreti sono stati fatti sul fronte legislativo e amministrativo per sostenere questa unione tra i piccoli centri?

In Regione, di recente, è stato approvato un ordine del giorno sulle gestioni associate, sull’irrobustimento della rete dei comuni al quale abbiamo dato un contributo. Ora siamo pronti a lavorare per fare ulteriori passi avanti. Rafforzare la rete dei comuni significa dare stabilità e forza all’intero sistema economico regionale, garantendo che l’innovazione non resti confinata solo nei grandi centri urbani ma permei ogni angolo del territorio. In questa direzione è di grande importanza, ad esempio, il lavoro che stiamo facendo con la strategia delle aree interne: sono 14 in Lombardia per 444 Comuni complessivi e coinvolgono un milione di abitanti. È in questo ambito che si svolge l’attività del nostro Centro di competenza e dell’Osservatorio - laboratorio sperimentale che stiamo per avviare con il Ministro Foti e Regione Lombardia sull’indirizzo e impiego dei fondi europei.

In questo scenario di rinnovamento, che ruolo gioca la rappresentanza politica giovanile all’interno delle istituzioni locali?

La Consulta dei giovani amministratori di Anci Lombardia sta facendo un lavoro straordinario. Per un giovane non è solo un’esperienza importante per la sua crescita personale, ma è una condizione indispensabile perché i nostri comuni abbiano nuova linfa e condizioni per riuscire a parlare e a capire il linguaggio di questo mondo che cambia.

Qual è l’auspicio finale per il futuro dei giovani lombardi e per il coinvolgimento di chi ancora non siede nelle istituzioni?

Queste generazioni hanno dato e continueranno a dare un grande contributo. Non sono solo il futuro, come si usa dire, ma sono e devono essere sempre più anche il presente, nel quale devono conquistarsi e avere un ruolo da protagonisti. La scommessa è coinvolgere dentro questa partita che giochiamo, oltre ai giovani amministratori, tante e tanti giovani di questa nostra Regione. Creare le migliori condizioni per un protagonismo giovanile significa dare una prospettiva di futuro a tutto il sistema Lombardia. Dobbiamo essere capaci di ascoltare il loro linguaggio, i loro bisogni e le loro ambizioni e speranze, di farli partecipare direttamente con le loro visioni nei processi decisionali per non perdere il treno dell’innovazione e di uno sviluppo sostenibile e più giusto dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

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