Zona Economica Speciale al Nord, frena il ministro: la Valtellina attende

Urso frena sull’estensione delle ZES, Fontana rilancia. Sondrio guarda a fiscalità agevolata e semplificazioni per contrastare spopolamento e concorrenza della Svizzera.

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Sondrio

Niente Zes, forse una Zls rafforzata, ma senza alcuna certezza sulle coperture economiche. Non è soltanto una questione di sigle quella che sta contrapponendo le Regioni del Nord al Governo in uno scontro tutto interno alla maggioranza. Al centro del confronto c’è la richiesta, rilanciata dalla Lega, di estendere anche al Settentrione gli strumenti che hanno reso la Zona economica speciale del Mezzogiorno uno degli interventi più apprezzati dal sistema produttivo. Una partita che interessa da vicino anche la provincia di Sondrio, dove da tempo si guarda a misure straordinarie di fiscalità di vantaggio e semplificazione amministrativa per contrastare lo spopolamento delle aree alpine e la perdita di competitività rispetto ai territori confinanti, a partire dalla Svizzera.

A chiudere la porta all’ipotesi di una Zes del Nord è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. «La Zes unica del Mezzogiorno ha l’obiettivo di ridurre i divari territoriali ed è sostenuta da risorse europee della politica di coesione. Per questo non può essere estesa ad altre aree del Paese» ha spiegato nei giorni scorsi. Il ministro ha però indicato una possibile alternativa: estendere al Centro-Nord le semplificazioni previste per le Zone logistiche semplificate, creando una sorta di Zls unica nazionale sul piano amministrativo e, solo qualora vi fossero risorse disponibili, valutare anche alcuni incentivi economici nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.

Una risposta che non è piaciuta al presidente della Lombardia Attilio Fontana secondo cui una Zes senza risorse economiche sarebbe inutile. «Sono convinto che si debba trovare una soluzione – ha dichiarato a margine di un incontro milanese -. Non è soltanto una questione economica ma anche di competitività dei nostri territori, perché perdere lavoratori e imprenditori che scelgono di trasferirsi oltre confine va a danno dell’intero Paese». I governatori leghisti continuano infatti a chiedere due interventi: il completamento dell’autonomia con un maggiore trattenimento del gettito fiscale e l’istituzione di aree speciali dotate di sburocratizzazione e fondi dedicati, pur senza ricorrere alle risorse della politica di coesione destinate al Sud.

La discussione riporta l’attenzione anche sulla Valtellina e sulla Valchiavenna, dove il tema delle zone economiche speciali è sul tavolo da anni. La proposta di riconoscere alle aree alpine condizioni fiscali e amministrative agevolate aveva raccolto un consenso trasversale tra amministratori e rappresentanti delle categorie economiche. L’obiettivo è compensare gli svantaggi strutturali della montagna e arginare una tendenza che continua a preoccupare: il progressivo spopolamento, la fuga delle imprese e la crescente difficoltà nel reperire lavoratori. «Puntiamo sulla defiscalizzazione e sulla semplificazione amministrativa, ma anche su programmi di investimento in infrastrutture, servizi e welfare» aveva spiegato il presidente di Uncem Lombardia, Tiziano Maffezzini. A rafforzare il dibattito arrivano anche i dati richiamati dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. In un’intervista al Mattino, il numero uno dell’Associazione bancaria italiana ha evidenziato come il Mezzogiorno stia vivendo «una fase di ripresa e non di recessione», con una crescita dei prestiti bancari a famiglie e imprese superiore a quella registrata nel Centro e nel Nord Italia.

Un risultato che Patuelli attribuisce soprattutto agli investimenti del Pnrr, concentrati in misura significativa nel Sud, e agli effetti prodotti dalla Zes unica. Secondo il presidente dell’Abi, la Zona economica speciale ha generato «risultati di forte impatto, inaspettati e in gran parte inediti», tanto da diventare oggi «particolarmente ambita da tutto il sistema produttivo nazionale». Il fatto che sempre più territori chiedano strumenti analoghi, osserva il banchiere, rappresenta la dimostrazione del successo della misura.

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