Addio a Catagni, l’ortopedico che portò in Italia il metodo Ilizarov

Scomparso a 81 anni, da primario ha reso l’ospedale Manzoni un centro di eccellenza riconosciuto a livello internazionale grazie alla terapia di allungamento delle ossa

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Lecco

Addio al professor Maurizio Catagni, ortopedico lecchese, scomparso all’età di 81 anni a seguito di un improvviso malore che non gli ha lasciato scampo.

Il suo nome è legato indissolubilmente a quello del medico russo Gavrijl Abramovich Ilizarov, inventore del metodo che permette l’allungamento degli arti tramite l’applicazione di fissatori esterni.

Una tecnica che venne importata a Lecco, per la prima volta in Italia e in Europa, nel 1979 dal grande alpinista Carlo Mauri. Dopo due operazioni mal riuscite alla gamba, Mauri si era recato in Siberia per farsi operare direttamente dal dottor Ilizarov.

Nel 1981 il metodo “partiva” anche a Lecco: il luminare sovietico arrivò al vecchio ospedale di Circolo per operare una bambina, Irene, che allora aveva nove anni. L’intervento riuscì alla perfezione e inaugurò l’utilizzo della tecnica di allungamento degli arti.

Nel 2012, per fare un esempio, al Manzoni erano cinque i posti letto dedicati ai bambini nel reparto di Ortopedia, quasi sempre occupati da pazienti provenienti da fuori regione, curati con questa metodologia.

A ricordare il professor Catagni è un altro grande ortopedico lecchese, il dottor Piero Poli:

«Insieme ai dottori Cattaneo, Villa e, in parte, Tentori, è stato tra i pionieri che hanno introdotto e portato per primi in Italia la rivoluzionaria metodica di Ilizarov, grazie anche all’impulso iniziale dato da Carlo Mauri. Catagni ha vissuto interamente per la metodica di Ilizarov, diffondendola in tutto il mondo e facendo di Lecco un centro di riferimento internazionale, grazie anche al contributo di colleghi come Guerreschi. La tradizione di questo trattamento è saldamente attiva a Lecco, dove l’ambulatorio dedicato è operativo due volte alla settimana. La tecnica non è affatto superata ed è ancora oggi fondamentale: sebbene venga utilizzata in modo più limitato grazie alla prevenzione neonatale, che ha ridotto i casi di acondroplasia, continua a essere impiegata con successo per correggere gravi deformità e dismetrie, permettendo ai pazienti di recuperare decine di centimetri agli arti e di condurre una vita normale. Un esempio recente è il trattamento di una complessa deformità in una bambina affetta da rachitismo, proveniente dall’Ucraina. Il metodo di Ilizarov rimane un approccio unico nel suo genere, insostituibile per il raggiungimento di risultati di questo tipo».

Catagni è stato direttore dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Manzoni dal 1999 al 2010 e responsabile del Centro regionale di riferimento per le metodiche di Ilizarov a Lecco.

Dopo il pensionamento, nel 2010, aveva continuato a lavorare in ospedale, arrivando a ideare il “Master in fissatori esterni e metodo Ilizarov”.

Quando una normativa statale rese impossibile la collaborazione con l’ospedale per i medici in pensione, Catagni si era trasferito alla clinica Mangioni.

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