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Sabato 26 Novembre 2011
Le guglie del duomo di Milano
curate da una ditta di Valmadrera
La Arthà di Valmadrera, azienda costituita da Alessandra Ticozzi, industrial design, che si occupa dell'analisi tecnica degli interventi, e dal marito Abele Vadacca, artista e maestro scultore, cura il restauro delle guglie del duomo di Milano.
Lettura 1 min.Questa azienda lavora per la "Cattedrale Milanese" da oltre dodici anni. Fino a due anni e mezzo si trovava a Lodi, mentre oggi si è trasferita a Valmadrera, permettendo ad Alessandra Ticozzi di tornare a casa, essendo le sue origini lacustri. «Avevamo già pensato di espandere l'attività e per questo abbiamo colto l'occasione del trasferimento - dice Ticozzi - che tuttavia non è stato "indolore"».
Infatti le maestranze lodigiane, tutti esperti scalpellini, non hanno seguito il trasferimento dell'azienda: «Adesso stiamo cercando di riformare una squadra, ma è difficile perché questo è un mestiere complesso, poco conosciuto e poco considerato, anche dagli enti formativi».
Le porte di Arthà sono aperte a tutti: «Non cerchiamo personale specializzato o con una particolare formazione nel settore, ma persone appassionate, ragazzi motivati. La formazione verrà realizzata in azienda».
Nonostante l'innovazione tecnologica e l'utilizzo di applicazioni tecniche all'avanguardia «che servono a effettuare un'analisi diagnostica e una pre lavorazione robotica dei marmi», il grosso del lavoro viene compiuto tutto a mano. Un lavoro di finezza, come spiega Vadacca: «Pensate che per ricostruire una guglia di diciotto metri servono due anni. E per realizzare un piccolo ornato in pietra della forma di un uovo ci vogliono due giorni e mezzo di lavoro».
L'azienda ha un fatturato di circa 400 mila euro all'anno e tutti i profitti vengono reinvestiti in azienda, per acquistare nuovi macchinari e per l'innovazione tecnologica, nonostante l'azienda abbia davvero pochissimi competitor in Italia: ne esiste un'altra a Carrara e qualche anziano scalpellino prossimo alla pensione. «Abbiamo bisogno di rilanciare questa attività - spiega Vadacca - perché le nostre città sono musei a cielo aperto e c'è un business dell'arte che deve essere meglio valorizzato e sfruttato». Lo prova il fatto che Arthà non ha subito i morsi della crisi, anche perché gli interventi di restauro e rifacimento dei tesori artistici sono talmente numerosi che giunti alla fine dell'opera, è già ora di rincominciare.
Arthà non lavora esclusivamente per il Duomo di Milano, si è occupata anche della riqualifica di quello di Mantova, di numerose strutture di Piacenza, Lodi, Como, Tolosa e un folto numero di ville private in Italia e all'estero, occupandosi anche di design e progettazione contemporanea.
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