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Venerdì 13 Febbraio 2026
Burocrazia e validità legale:
come distinguere tra traduzione semplice, certificata e asseverata
Chi presenta documenti in Italia o all’estero spesso scopre che non basta «tradurre bene» ma ci sono tre livelli: semplice per capire, certificata per attestare, asseverata quando il documento entra in una pratica ufficiale
Chi si interfaccia con la Pubblica Amministrazione o con enti esteri incappa spesso in un errore comune: pensare che una traduzione perfetta basti a rendere valido un documento e a dargli valore. In realtà, per un ufficio, conta soprattutto come quel testo viene presentato: la correttezza linguistica è solo il punto di partenza. E sbagliare livello – semplice, certificato o asseverato – significa spesso vedersi respingere la pratica, con perdita di tempo e costi aggiuntivi. La validità di un atto risiede infatti nella procedura formale con cui viene presentato. Ignorare questa distinzione porta quasi invariabilmente al rifiuto della pratica, con conseguenti perdite di tempo e denaro. Saper individuare quando è sufficiente una certificazione professionale e quando, invece, è indispensabile ricorrere a una traduzione giurata è una competenza strategica per chiunque debba gestire documentazione oltre confine. In pratica esistono tre livelli di traduzione: quella che serve a capire (e a lavorare), quella che serve a dichiarare l’accuratezza, e quella che serve a far valere il documento dentro una procedura ufficiale. La differenza non è nella bravura linguistica, ma nella forma con cui quel testo diventa spendibile davanti a un ente.
La traduzione semplice: comunicare senza vincoli formali
La definizione «semplice» non deve trarre in inganno sulla qualità del lavoro, che può essere altissima, ma si riferisce esclusivamente all’assenza di ufficialità pubblica e, quindi, priva di qualunque passaggio formale che le attribuisca efficacia legale. Il traduttore opera come consulente linguistico privato: traspone il testo garantendone la correttezza tecnica e stilistica, ma il documento risultante non acquisisce alcun valore legale aggiuntivo. È la modalità standard per tutto ciò che riguarda il business privato e la comunicazione: siti web, manualistica tecnica, brochure, contratti non ancora depositati o corrispondenza aziendale. Il destinatario ha bisogno di capire il contenuto, non di verificarne l’autenticità di fronte alla legge. La responsabilità del professionista è limitata al rapporto contrattuale con il cliente e alla deontologia professionale, senza implicazioni di natura pubblica.
La traduzione certificata: l’auto-attestazione professionale
C’è poi una fascia intermedia, spesso fraintesa: la traduzione certificata, o Certified Translation. Molto diffusa nei paesi di Common Law come Regno Unito, Stati Uniti e Canada, questa procedura prevede che il traduttore o l’agenzia accompagnino il documento tradotto con una dichiarazione su carta intestata (Certification of Translation Accuracy). In questo documento, il professionista attesta sotto la propria responsabilità che la traduzione è completa e conforme all’originale, apponendo firma, timbro e dati di contatto. Non c’è l’intervento di un tribunale o di un notaio. È spesso richiesta per l’ammissione a università straniere o per alcune procedure di immigrazione in paesi anglofoni. Tuttavia, è cruciale non darla per scontata in Italia o in paesi di Civil Law, dove l’auto-certificazione del traduttore potrebbe non essere ritenuta sufficiente per atti pubblici.
La traduzione giurata: l’asseverazione e la responsabilità penale
Quando il documento deve produrre effetti giuridici pieni ed essere opponibile a terzi – come nel caso di atti notarili, sentenze, certificati anagrafici (nascita, matrimonio, morte) o titoli di studio per concorsi pubblici – la legge italiana impone il massimo grado di formalità: l’asseverazione. La traduzione giurata non è una semplice traduzione, ma un atto pubblico. Il traduttore si reca fisicamente presso la Cancelleria di un Tribunale o davanti a un Notaio e presta un giuramento formale di aver «bene e fedelmente adempiuto all’incarico al solo scopo di far conoscere la verità». Con questo atto, il professionista si assume la responsabilità civile e penale del proprio lavoro. Il prodotto finale è un fascicolo indivisibile composto dal documento originale (o copia conforme), dalla traduzione e dal verbale di giuramento, il tutto timbrato e firmato in ogni congiunzione di pagina per garantirne l’integrità. Solo attraverso questa procedura la traduzione acquisisce lo stesso valore legale del documento di partenza, diventando idonea all’inserimento in qualsiasi iter burocratico ufficiale.
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