Calolziocorte, docente condannata a risarcire 270 mila euro: era titolare di un’azienda in Sicilia

L’indagine era partita da una segnalazione arrivata all’istituto scolastico nel gennaio 2024, relativa alla possibile incompatibilità tra l’incarico di insegnante e la titolarità di una ditta individuale con sede in provincia di Agrigento.

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Calolziocorte

Una docente in servizio presso l’istituto comprensivo di Calolziocorte è stata condannata dalla Corte dei conti della Lombardia a risarcire lo Stato con oltre 270 mila euro per aver svolto un’attività imprenditoriale ritenuta incompatibile con il pubblico impiego.

La sentenza, depositata lo scorso 18 settembre, conclude un procedimento avviato dalla Procura regionale contabile. L’indagine era partita da una segnalazione arrivata all’istituto scolastico nel gennaio 2024, relativa alla possibile incompatibilità tra l’incarico di insegnante e la titolarità di una ditta individuale con sede in provincia di Agrigento.

Secondo quanto accertato dai giudici, l’azienda, nata come attività agricola, si sarebbe sviluppata nel tempo con servizi di ospitalità, affittacamere, ristorazione e banchettistica, assumendo una dimensione imprenditoriale significativa. Tra gli elementi valutati dalla Corte figurano un complesso di quasi 14 ettari e un organico che nel 2021 contava fino a 15 dipendenti.

La docente, assunta nella scuola pubblica nel 2016, aveva affidato la gestione dell’impresa tramite una procura generale. Una scelta che, secondo la difesa, dimostrava la volontà di non occuparsi direttamente dell’attività. La Corte ha però stabilito che la delega non eliminava la condizione di titolare dell’azienda e quindi la situazione di incompatibilità.

Respinta anche l’eccezione di prescrizione. I magistrati hanno ritenuto che l’amministrazione abbia avuto piena conoscenza dei fatti solo dopo la segnalazione del 2024.

Pur escludendo il dolo, la Corte ha riconosciuto la colpa grave. Il danno erariale è stato ricalcolato sui redditi effettivamente percepiti e successivamente ridotto del 20 per cento, tenendo conto dell’errata convinzione della docente circa gli effetti della procura conferita. La somma finale è stata fissata in 270 mila 235 euro, oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.

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