Civate: rievocata l’Ultima cena secondo Leonardo

Alla Casa del cieco il dipinto del genio vinciano ha preso vita nel refettorio che potrebbe avergli fatto da sfondo

Civate

Il capolavoro di Leonardo Da Vinci, l’Ultima Cena, ha preso vita in presenza del genio stesso - un attore, naturalmente - ieri, nell’ex refettorio del monastero di San Calocero. La ricostruzione è avvenuta in quella che attualmente è una casa di riposo (la “Casa del cieco” presieduta da Franco Lisi e diretta da Claudio Butti, entrambi all’evento): come è noto, proprio questa è l’ambientazione originale secondo gli studi di Dario Monti, topografo e collaboratore della Soprintendenza, che per primo avanzò anni fa l’ipotesi e di Gábor Spielmann, un ricercatore ungherese indipendente (tra i molteplici riconoscimenti, ha vinto l’Art Directors Club Gold, il London Internationals, il New York Festivals, il Golden Drum Grand Prix) il quale l’ha resa ultimamente virale. Le teorie - e le tifoserie - si confrontano su Civate o altre possibilità, in quanto l’identificazione certa dello sfondo del celeberrimo quadro sarebbe un dato culturale e un volano turistico potenti.

Ieri Civate ha intanto indubbiamente segnato un punto importante, quantomeno iconografico ed emozionale: quando, infatti, Gesù e gli apostoli hanno fatto ingresso nell’ex refettorio, in costume, un brivido e una corale espressione di stupore hanno percorso il pubblico (suddiviso in piccoli gruppi). La tavolata stagliata controluce rispetto alle finestre attraverso cui si percepiva l’evocativo, evanescente paesaggio; i discepoli nelle inconfondibili pose: usciti dalla sala, gli spettatori commentavano tutti esterrefatti: «È sicuramente questo il luogo; è certamente qui lo sfondo». La rappresentazione si è arricchita di figuranti come il cardinal Ascanio Sforza - fratello del mecenate di Leonardo, Ludovico Sforza - che dal 1484 era a Civate ed esercitò su San Calocero la propria diretta autorità. L’evento è cominciato nella vicina Casa del Pellegrino, con una breve ricostruzione anche della Domenica delle palme. Alla riuscita hanno, tra gli altri, collaborato le associazioni di Civate “Luce nascosta” e “Le gocce”, gli alpini, ma in particolare l’esecuzione è stata affidata al Comitato Pro Venerdì Santo di Romagnano Sesia (Novara) secondo i testi della Confraternita dell’Entierro, seguendo la tradizione che ha avuto origine il 17 aprile 1729. Ha chiosato il presidente Lisi: «Un’esperienza davvero da brividi, sia per la rappresentazione, sia per il collegamento con Leonardo. In quella sala stiamo già, a questo punto, studiando ulteriori eventi per il prossimo autunno. Già adesso è stato assolutamente un primo passo emozionante. Stiamo scrivendo la storia. I nostri ringraziamenti speciali vanno agli studiosi di Leonardo, agli organizzatori della rappresentazione, alla compagnia degli attori di Romagnano Sesia, alle istituzioni religiose - presente anche il parroco, don Luca Civardi - e civili, nonché a tutta la cittadinanza che ha voluto condividere con noi questo momento».

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