Cronaca / Circondario
Domenica 29 Marzo 2026
Civate: rievocata l’Ultima cena secondo Leonardo
Alla Casa del cieco il dipinto del genio vinciano ha preso vita nel refettorio che potrebbe avergli fatto da sfondo
Lettura 1 min.Civate
Il capolavoro di Leonardo Da Vinci, l’Ultima Cena, ha preso vita in presenza del genio stesso - un attore, naturalmente - ieri, nell’ex refettorio del monastero di San Calocero. La ricostruzione è avvenuta in quella che attualmente è una casa di riposo (la “Casa del cieco” presieduta da Franco Lisi e diretta da Claudio Butti, entrambi all’evento): come è noto, proprio questa è l’ambientazione originale secondo gli studi di Dario Monti, topografo e collaboratore della Soprintendenza, che per primo avanzò anni fa l’ipotesi e di Gábor Spielmann, un ricercatore ungherese indipendente (tra i molteplici riconoscimenti, ha vinto l’Art Directors Club Gold, il London Internationals, il New York Festivals, il Golden Drum Grand Prix) il quale l’ha resa ultimamente virale. Le teorie - e le tifoserie - si confrontano su Civate o altre possibilità, in quanto l’identificazione certa dello sfondo del celeberrimo quadro sarebbe un dato culturale e un volano turistico potenti.
Ieri Civate ha intanto indubbiamente segnato un punto importante, quantomeno iconografico ed emozionale: quando, infatti, Gesù e gli apostoli hanno fatto ingresso nell’ex refettorio, in costume, un brivido e una corale espressione di stupore hanno percorso il pubblico (suddiviso in piccoli gruppi). La tavolata stagliata controluce rispetto alle finestre attraverso cui si percepiva l’evocativo, evanescente paesaggio; i discepoli nelle inconfondibili pose: usciti dalla sala, gli spettatori commentavano tutti esterrefatti: «È sicuramente questo il luogo; è certamente qui lo sfondo». La rappresentazione si è arricchita di figuranti come il cardinal Ascanio Sforza - fratello del mecenate di Leonardo, Ludovico Sforza - che dal 1484 era a Civate ed esercitò su San Calocero la propria diretta autorità. L’evento è cominciato nella vicina Casa del Pellegrino, con una breve ricostruzione anche della Domenica delle palme. Alla riuscita hanno, tra gli altri, collaborato le associazioni di Civate “Luce nascosta” e “Le gocce”, gli alpini, ma in particolare l’esecuzione è stata affidata al Comitato Pro Venerdì Santo di Romagnano Sesia (Novara) secondo i testi della Confraternita dell’Entierro, seguendo la tradizione che ha avuto origine il 17 aprile 1729. Ha chiosato il presidente Lisi: «Un’esperienza davvero da brividi, sia per la rappresentazione, sia per il collegamento con Leonardo. In quella sala stiamo già, a questo punto, studiando ulteriori eventi per il prossimo autunno. Già adesso è stato assolutamente un primo passo emozionante. Stiamo scrivendo la storia. I nostri ringraziamenti speciali vanno agli studiosi di Leonardo, agli organizzatori della rappresentazione, alla compagnia degli attori di Romagnano Sesia, alle istituzioni religiose - presente anche il parroco, don Luca Civardi - e civili, nonché a tutta la cittadinanza che ha voluto condividere con noi questo momento».
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