Civate, soprannomi storici delle famiglie: una parete con formelle per ricordarli

Il progetto mira a valorizzare le tradizioni del paese come il “Cammino degli affreschi”. Lo scultore Fabio De Capitani realizzerà le piastrelle che verranno posizionate su un muro

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Civate

I soprannomi storici dei civatesi verranno immortalati in un «progetto - annuncia il sindaco, Angelo Isella - per ricordare la storia della comunità, la sua tradizione, da dove veniamo».

L’idea è una intera parete artistica, che peraltro andrà ad aggiungersi al “Cammino degli affreschi”, che già si sta componendo di sempre più tappe coi dipinti di Rosalba Citera, in quel caso per narrare con immagini la storia di San Pietro al Monte.

L’idea

Il progetto inerente i soprannomi storici verrà invece attuato con lo scultore Fabio De Capitani. Dice il sindaco: «Con il calo demografico e il ricambio generazionale dovuto all’immigrazione (non solo straniera, ma anche da fuori paese) si stanno decisamente perdendo le famiglie storiche. Tuttavia, nell’ultimo libro che Carlo e Cinzia Castagna hanno pubblicato l’anno scorso su Civate, è stata inclusa un’interessante appendice sui soprannomi che le famiglie civatesi storiche avevano: sono risultati più di 200, localizzati per frazione, per area geografica. Abbiamo quindi pensato insieme a De Capitani di realizzare delle piastrelle artistiche, in ceramica, terracotta o altro materiale adatto. Su ogni piastrella, un soprannome - spiega Isella - Le collocheremo su un muro di Civate, stiamo pensando quale spazio del centro storico adibire; ci piacerebbe un muro in piazza Antichi Padri e stiamo verificando con la Commissione paesaggio se lì si può fare».

Riprende il sindaco: «È un progetto per la comunità, che attueremo anche in collaborazione col Fondo di Comunità di Civate, presieduto da Natale Castagna. Purtroppo, le amministrazioni comunali sono costrette a concentrare le risorse solo sulle opere utili, strettamente indispensabili, e con grande fatica anche lì quindi, per questi progetti che mirano al bello, bisogna trovare i mecenati. È come se la nostra democrazia stesse tornando ai tempi del Rinascimento, quando servivano i mecenati per fare le cose belle. Per fortuna, grazie al Fondo di Comunità, noi li abbiamo ma - sottolinea Isella - è indispensabile che la politica rifletta su quante risorse ci vengono sottratte dalla burocrazia, che incide enormemente, in percentuale, sul quadro economico di qualsiasi opera pubblica. Così erode i margini che permetterebbero ai Comuni di guardare un po’ oltre l’ordinaria amministrazione e lo stretto necessario, per arricchire la comunità anche di opera non utili, ma belle e cioè proprio quelle che generano cultura, turismo, benessere.

I progetti comunitari

La burocrazia frena lo sviluppo e i progetti comunitari. Un esempio: ci sono tanti soldi pubblici - afferma Isella - che noi spendiamo in più perché la burocrazia ce lo impone, tipo per rispettare le gare Consip che fa il Governo magari per l’illuminazione pubblica, mentre se andassimo a rinegoziare il contratto con trattativa privata sicuramente faremmo risparmiare notevolmente le casse pubbliche, cioè i cittadini, ma non si può fare».

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