(Foto di Andrea Besati)
Per il terzo giorno consecutivo prosegue la lotta contro l’incendio che sta bruciando il monte Moregallo. La superficie colpita dal fuoco ha ormai raggiunto i 150 ettari. In azione due Canadair e due elicotteri. Il punto in merito alla situazione sul versante di Valmadrera e su quello di Mandello
Lettura 4 min.Valmadrera e Mandello del Lario
Il versante di Valmadrera
«Siamo sui 100 – 150 ettari. Il fronte è sotto il Moregallo, stiamo cercando di non farlo venire dalla parte di Valmadrera. Il problema è che servono tanta acqua e tanti mezzi aerei». Quando Stefano Casartelli, direttore delle operazioni di spegnimento incendi della comunità montana triangolo lariano, pronuncia queste parole la vetta del Moregallo dal lato di Valmadrera presentava solo qualche piccola fumaiola.
L’impegno degli uomini impegnati nella lotta contro le fiamme che da tre giorni si stanno mangiando il bosco sul monte, nonché contro il caldo e il vento che alimentano il fuoco, sembrava aver dato i suoi frutti. In tutto, sul campo sono impegnati una quarantina di persone. Nella giornata di ieri hanno lavorato due canadair, di cui uno giunto in mattinata da Genova, e due elicotteri.
Primo obiettivo: impedire all’incendio di avanzare dal lato valmadrerese, dove il paese è più vicino; dal lato di Mandello la situazione è più critica, tanto che le fiamme hanno scollinato verso la riserva del sasso Malascarpa, ma le zone abitate sono più lontane e prima di pensare ad affrontare i problemi legati alla tenuta idrogeologica del versante dopo la sparizione del bosco bisogna spegnere le fiamme.
Mentre la provinciale che collega Valmadrera e Oliveto continua a rimanere chiusa, per permettere il rifornimento dei mezzi in sicurezza i comuni di Valmadrera e Lecco hanno emesso due ordinanze con cui hanno vietato attività sportive e navigazione nei rispettivi tratti di lago.
Mentre i due canadair lavoravano sulla cresta e sul lato mandellese della montagna, gli elicotteri hanno effettuato lanci più precisi dal lato di Valmadrera, cercando di fermare tutte le ripartenze delle fiamme. Un lavoro difficile: il fuoco non si vede per via del fitto bosco. Complessivamente ogni giorno, nelle ore in cui la luce permette ai mezzi di volare, un canadair riesce a effettuare oltre cento lanci da seimila litri ciascuno mentre un elicottero anche il triplo. Ogni mezzo, però, si deve fermare periodicamente per permettere sia il riposo o il cambio dei piloti sia il rifornimento dei mezzi.
Nel tardo pomeriggio, quando alcuni mezzi si sono fermati per questo motivo, le fiamme hanno ripreso vigore anche dal lato di Valmadrera. Mentre si valuta l’ipotesi di installare vasche per rendere ancora più veloce il rifornimento dei mezzi, si guarda con speranza al meteo: per oggi Regione Lombardia ha emesso un’allerta gialla per temporali nel lecchese. Nell’attesa, l’incendio viene monitorato da un nucleo di droni dei vigili del fuoco che fan base al rifugio Sev di Pianezzo.
Mentre la chiesina di Sant’isidoro rimane per ora al sicuro, il dos, colui che coordina l’organizzazione dei lanci, e gli altri volontari dell’antiincendio hanno cercato di rispondere alle segnalazioni di alcuni proprietari di una ventina di pecore che dovrebbero trovarsi nella zona dell’incendio. Né i mezzi né i droni hanno avvistato gli animali.
Mentre il Comune di Lecco ha rassicurato i suoi cittadini sul fatto che i report di Arpa sulla qualità dell’aria evidenziano l’assenza di rischi per la salute, dal Comune di Valmadrera è arrivata la raccomandazione a tenere le finestre chiuse e a limitare le attività all’aperto.
Tanti gli esponenti delle istituzioni che hanno assistito alle operazioni, da Mattia Micheli per la provincia a Giovanni Bussola per la comunità montana, dai sindaci dei comuni coinvolti fino al direttore generale sicurezza e Protezione civile di Regione, Alberto Cigliano, accompagnato dal consigliere regionale Giacomo Zamperini. Andrea Besati
«Il fuoco si è portato verso la valle di Moregge, Non è una zona facile da raggiungere, con praticamente nessuna abitazione (un solo casello è al momento lontano dalle fiamme) e però ugualmente difficile da raggiungere anche per i mezzi presenti (4 elicotteri e 2 Canadair) per via del grande fumo e della conformazione dell’area. Personalmente mi preoccupano le prossime ore, con la possibilità che il fronte raggiunga il tratto di bosco a monte della strada provinciale 583, dopo il motel Nautilus».
Riccardo Fasoli, sindaco di Mandello, spiega in questi termini la situazione sul versante a lago del Moregallo.«L’area - continua - è da sempre oggetto di problematiche idrogeologiche per le quali partirà a settembre un lavoro da 1 milione di euro gestito da comunità montana con fondi regionali. L’eventuale passaggio delle fiamme, potrebbe rendere ancor più instabile il fronte e, in caso di piogge, creare dei sei problemi alla transitabilità della strada verso Bellagio».
La strada Lariana, chiusa nel tratto di Parè , potrà essere aperta soltando dopo che l’incendio sarà domato e sarà fatto il sopralluogo dei tecnici per valutare eventuali rischi di cadute sassi. Chi da Lecco deve andare alle spiagge del Moregallo - che sono fruibili -, a Oliveto o Bellagio deve fare il giro da Cesana Brianza, imboccare la strada per Asso e da lì scendere lungo la Valbrona Onno. Un tragitto notevolmente lungo, e soprattutto caotico per chi non conosce il territorio. Resta l’alternativa dei battelli seppur le corse non siano molto frequenti, chi invece deve spostarsi con l’auto può raggiungere Varenna e da lì con il traghetto verso Bellagio.
Nella notte tra mercoledì e giovedì le fiamme nell’area mandellese del Monte Moregallo si erano fatte preoccupanti, avvicinandosi rapidamente all’abitato, tanti che da ipotizzare l’apertura di un punto di accoglienza per turisti e residenti alla Polisportiva di Mandello. L’emergenza è rientrata e non è stato necessario attivare il presidio. In mattinata l’odore acre di fumo ha avvolto Lecco ed in particolare le zone di Castello, Germanedo e Rancio, poi la coltre di fumo si è spostata verso i Piani Resinelli e la Valsassina a causa dello spostamento d’aria.
Sul fronte ambientale, prosegue costantemente il monitoraggio dei report sulla qualità dell’aria diffusi dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), oggi i valori sono rimasti al di sotto delle soglie di attenzione. Difficile, al momento definire cosa abbia innescato il rogo: la chiamata ai vigili del fuoco è arrivata martedì pomeriggio alle 17 quando le fiamme iniziavano ad allargarsi su un ampio terreno, che in linea d’aria corrispondeva alla zona a monte sopra l’ex raffineria ormai dismessa da decenni e verso quella che era la galleria della vecchia strada da Parè di Valmadrera in direzione di Valbrona e Oliveto. Paola Sandionigi
Il Moregallo continua a bruciare
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