Il Lario è malato. Lo dice la Goletta dei laghi

I campionamenti hanno evidenziato molti punti inquinati sulla sponda lecchese. Si alza la temperatura dell’acqua, fioriscono le alghe

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Il Lario sta meglio del Benaco (lago di Garda), ma le buone notizie finiscono qui. Soprattutto per il ramo lecchese del lago di Como. Parola della Goletta dei Laghi di Legambiente che ha presentato a Officina Badoni il suo rapporto regionale sulla salute dei laghi lombardi. Tranne pochi, stanno maluccio (solo il Sebino sta bene). Ma il Garda ha la febbre alta e il Lario è malato. Nel lecchese, come dicevamo, su sei foci analizzate, ben tre sono inquinate e di queste due fortemente inquinate: inquinato il torrente Valle dei Mulini alla foce, presso Bellano e fortemente inquinati la foce del torrente Caldone a Lecco e la foce del torrente Gallavesa a Vercurago. Sul Lario sono stati nove i punti campionati tra il 18 e il 24 giugno. Di questi, cinque sono risultati nei limiti di legge, ad uno è stato assegnato il giudizio di “inquinato”, a tre di “fortemente inquinato”. Il programma scientifico della Goletta dei Laghi per il Lario prevedeva, in realtà, il campionamento di 11 punti. Due di questi, il torrente Inganna a Colico e il torrente Esino a Perledo, che hanno presentato alcune criticità negli scorsi anni, non sono stati campionati perché completamente in secca. In provincia di Como è risultato fortemente inquinata la foce del torrente Cosia, ai giardini Voltiani a Como, mentre sono risultati entro i limiti la foce del torrente Breggia a Cernobbio e la foce del torrente Albano, a Dongo. In provincia di Lecco entro i limiti la foce del fiume Adda a Colico, la foce del Meria a Mandello del Lario e la foce del Rio Varrone a Dervio; Rispetto agli scorsi anni la situazione sembrerebbe anche migliorata, con alcuni punti risultati nei limiti che invece negli anni passati erano risultati inquinati o fortemente inquinati. I prelievi di Goletta dei Laghi sui laghi lombardi realizzati da tecnici, volontarie e volontari di Legambiente Lombardia, sono scientifici. I campioni per le analisi microbiologiche sono stati prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che ha avuto luogo lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici – Enterococchi intestinali ed Escherichia coli – classificando come “inquinati” i campioni che superano i limiti di legge e come “fortemente inquinati” quelli che li superano di oltre il doppio, secondo quanto stabilito dalla normativa nazionale sulle acque di balneazione (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010). Il che spiega perché ci dobbiamo preoccupare di quanto sta succedendo sul Caldone e sul Gallavesa, in particolare. I monitoraggi di Goletta dei Laghi non si sostituiscono ai controlli ufficiali e non certificano la balneabilità dei punti di campionamento, che vengono scelti in base al rischio potenziale di inquinamento, sulla base delle segnalazioni dei circoli di Legambiente e dei cittadini tramite il servizio Sos Goletta (https://golettaverde.legambiente.it/sos-goletta/). Nel Nord Italia, il lago Maggiore, di Como (Lario) e d’Iseo risultano essere secondo il report di Legambiente quelli più in sofferenza, anche in virtù del fatto che sono laghi regolatori utilizzati in questa stagione per scopi irrigui. Il Lario è calato di oltre 22 cm da fine giugno, raggiungendo il 5 luglio il livello di riempimento del 41%. Preoccupa anche la temperatura superficiale media dell’acqua che, secondo Copernicus, per il lago di Como di + 0,64°C. L’aumento delle temperature comporta sempre più degli squilibri negli ecosistemi e la fioritura algale, altro grande problema del nostro lago.

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