Cronaca / Circondario
Mercoledì 28 Ottobre 2026
Lecco, la provincia che invecchia: la casa diventa il nuovo welfare
Alloggi protetti, co-housing e servizi di quartiere al centro del confronto promosso da Auser e Spi Cgil al Politecnico.
Lettura 2 min.«Essere proprietari della propria casa non è più sufficiente, non è più una garanzia di sicurezza». Con queste parole Claudio Falasca, curatore della ricerca “Abitare la longevità”, ha aperto il convegno promosso da Auser e Spi Cgil al Politecnico di Lecco. Case spesso piene di barriere: «Moltissime case di edilizia pubblica sono prive di ascensori – ha ricordato – e una persona al quinto piano che ha problemi diventa un prigioniero in casa». Da qui la proposta di pensare «la casa come un servizio», con tecnologie per l’assistenza e servizi di quartiere, perché una casa e una città pensate per una persona fragile «fanno bene a tutti».
Sul Lecchese il tema pesa più che altrove. La provincia è tra quelle con l’indice di vecchiaia più alto d’Italia, sopra la media lombarda e nazionale: un dato che, ha spiegato Ats, dipende dal numero di over 65 ma anche dai pochi giovani sotto i 14 anni. La proposta è cambiare sguardo: «Dovremmo cominciare a guardare ciò che funziona negli anziani», puntando sulle capacità residue e non solo sulla cronicità. Case alloggio, co-housing e alloggi protetti dovrebbero dialogare con Case di comunità e Asst, per rallentare la perdita di autosufficienza: «L’obiettivo non è dare soltanto più anni, ma anche qualità della vita».
Con il Pnrr sono stati completati alloggi per anziani a Valmadrera e a Oggiono, dove l’ex ospedale dismesso è tornato alla comunità. Ma per Michela Maggi, dell’Ufficio di piano di Ambito, «non dobbiamo fermarci alle mura: altrimenti hai una struttura bella che rischia di rimanere vuota». La cooperativa L’Arcobaleno gestisce da 17 anni appartamenti protetti, 31 posti in due strutture, dove ai bisogni materiali si somma, racconta Erika Colombo della cooperativa, «la paura di rimanere soli». La Rsa Borsieri conta 26 alloggi protetti, una via di mezzo tra la casa senza tutele e l’ingresso in struttura: «La Rsa non deve più essere un’isola chiusa su se stessa», spiega Diletta Franci, responsabile della struttura.
Il filo comune è la rete. Virginio Brivio, presidente dell’impresa sociale Girasole, chiede che Comuni e terzo settore collaborino anche nell’ordinario, recuperando patrimonio sottoutilizzato, perché «non di soli muri si vive, anche se sono importanti». Per Carlo Piazza, vicesindaco di Lecco, è stata «una mattinata importante di confronto su numeri, dati, idee che svilupperemo concretamente nei prossimi anni grazie al nuovo piano triennale dell’offerta abitativa». «La casa è un bene comunitario», ha aggiunto: con l’ambito il Comune studierà «modelli innovativi già sperimentati in altri paesi».
Anna Chiara Castagna, dell’Ordine degli ingegneri, chiede incentivi e procedure snelle: «Accessibilità deve fare rima anche con accessibilità burocratica». Graziano Salvalai del Politecnico di Milano ricorda le isole di calore, con città più calde di 3-5 gradi: servono alberi, ombra e acqua. Per Marco Rasconi, di Fondazione Cariplo, che rilancia il bando Welfare in Ageing, «lo scatto in più è riuscire a fare rete». Le esperienze di Pavia e Castellanza mostrano come il piano dei servizi possa guidare anche i privati verso nuovi servizi per la terza età, mentre lo Spi Cgil chiede una programmazione territoriale che riporti nei quartieri, a cominciare dai negozi di vicinato, ciò che oggi manca.
Claudio Dossi, presidente provinciale di Auser e tra i promotori dell’iniziativa, sottolinea che l’abitare va affrontato «dal punto di vista degli anziani ma anche dei giovani: non c’è un prima o un dopo». Fulvia Colombini, vicepresidente nazionale Auser, vede a Lecco «già in nuce» le priorità della ricerca, perché l’anziano possa vivere al meglio «questa nuova parte della vita che la longevità ci regala».
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