Cronaca / Circondario
Domenica 25 Ottobre 2026
Malata di cancro al pancreas, l’appello di una mamma: «Aiutatemi ad avere più tempo»
Drammatico appello di una giovane mamma di Olginate, colpita da un tumore al pancreas che non lascia scampo: solo un costoso farmaco può regalarle qualche mese in più con i suoi due gemelli di tre anni. Lanciata una raccolta fondi
Lettura 1 min.Olginate
Tumore al pancreas metastatico, una diagnosi che non lascia scampo. Una sola speranza, quella di avere un po’ di tempo in più per stare accanto ai figli, due gemelli che hanno soli tre anni. Quella speranza ha il nome di un farmaco sperimentale americano. E ha un costo: 45 mila euro, per ogni mese in più.
Si sta creando grande mobilitazione intorno alla storia drammatica di Jessica Scarpa, 36 anni, di Olginate, giovane mamma e moglie che da un anno e mezzo combatte con una malattia rara e terribile. La donna ha lanciato una campagna di raccolta fondi sulla nota piattaforma “Go fund me” che si può trovare a questo indirizzo https://www.gofundme.com/f/tumore-al-pancreas-metastatico, e conta già oltre 15 mila euro donati. Pure gli amici si stanno attivando. Le mamme della scuola dell’infanzia di San Gottardo, frazione di Torre de’ Busi, ad esempio, stanno organizzando vendita di torte per raccogliere fondi.
Jessica Scarpa racconta la sua storia: «Non è facile per me espormi, ma ho davvero bisogno di aiuto. Ho pensato di vendere la casa, di accendere un mutuo, ma poi mio marito, i nostri figli cosa farebbero? E poi potrei arrivare a pagare qualche mese, poi basta. Per questo sto raccontando la mia storia, per riuscire ad avere l’aiuto di chi può donare e avere più tempo per stare accanto ai miei figli e sperare che il farmaco venga previsto dal Sistema sanitario nazionale».
La sua è una corsa contro il tempo. «Fino a un anno e mezzo fa la mia vita era la loro manina nella mia, i loro “mamma” detti cento volte al giorno, i sogni di vederli crescere. Poi è arrivata una diagnosi che ha cambiato tutto: tumore al pancreas. Da allora ho affrontato una duodenocefalopancreasectomia, un intervento di oltre 10 ore, e 12 cicli di chemioterapia durissimi. Ho stretto i denti pensando solo a loro. Purtroppo non è finita lì. Il tumore è tornato nel fegato e sta avanzando, nonostante le nuove chemioterapie che sto facendo ora». Come detto, c’è una piccola speranza che arriva dagli Stati Uniti.
«Daraxonrasib. È un farmaco mirato che nei primi studi ha allungato la sopravvivenza e ha ricevuto l’approvazione negli Stati Uniti e il primo via libera in Europa. Non cura la malattia. Io so già che morirò, ma il farmaco sembra riuscire a inibire una proteina che causa lo sviluppo incontrollato della malattia. Non è una cura, ma permetterebbe di avere più tempo ed è quello che chiedo io. Giorni in più con i miei bambini che hanno bisogno della loro mamma». Il costo di questo medicinale è esorbitante.
«Costa 45 mila euro al mese. Una cifra impossibile. Abbiamo le auto che volano, letteralmente, ma non c’è modo di dare a malati come me, questa speranza. È una malattia rara, ma ci sono 120 mila nuovi casi all’anno. Il tempo che chiedo servirebbe anche per sperare che l’unione dei medici oncologici e associazioni di malati riescano a far approvare all’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, in tempi più rapidi questo farmaco e che diventi così disponibile per tutti».
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