Cronaca / Circondario
Martedì 23 Giugno 2026
Malgrate, la clinica San Martino punta a crescere ancora
La struttura di Malgrate punta a raddoppiare gli spazi entro cinque anni e ad ampliare l’offerta con nuove aree ad alta complessità. Il direttore generale Alberto Pedretti: «Vogliamo diventare un punto di riferimento sanitario sempre più completo».
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Fondata nel 2012, conta oggi oltre 100 dipendenti, 500 specialisti e 150 mila accessi all’anno. Nel 2025 il fatturato ha raggiunto i 22 milioni di euro e, secondo le previsioni, nel 2026 dovrebbe attestarsi tra i 26 e i 27 milioni. Una crescita accompagnata da un progetto di ampliamento degli spazi, potenziamento delle tecnologie ed estensione dell’offerta clinica. Stiamo parlando della Clinica San Martino di Malgrate guidata da Alberto Pedretti, classe 1991, direttore generale della clinica.
«Dieci anni fa - commenta Pedretti - Clinica San Martino era una struttura di medie dimensioni, con un potenziale evidente ma ancora inespresso. Sapevamo che avrebbe potuto diventare molto di più. All’epoca era una sfida; oggi è una soddisfazione vedere quella visione tradursi in una struttura privata e convenzionata con assicurazioni capace di accogliere decine di migliaia di pazienti ogni anno e di coprire un numero crescente di discipline. La crescita è stata costante e sostenuta da investimenti mirati».
Oggi la clinica si sviluppa su una superficie di circa 10 mila metri quadrati. Entro un anno ne saranno aggiunti altri mille e, nell’arco di cinque anni, Villa San Martino prevede di arrivare complessivamente a 20 mila. “Questo ci permetterà di aumentare la capacità operativa, un investimento di medio-lungo periodo che rafforzerà la nostra posizione nel mercato sanitario lombardo. L’obiettivo è diventare una struttura ospedaliera completa, introducendo servizi oggi poco presenti nel settore sanitario solo privato. Attiveremo aree ad alta complessità, tra cui quella cardiovascolare, la neurochirurgia e la radiologia interventistica. Continueremo inoltre a sviluppare l’attività chirurgica attuale. Non opereremo nell’ambito del trauma o dell’emergenza, ma punteremo su servizi avanzati, sostenuti da investimenti nella diagnostica, negli ultrasuoni e nella robotica. Nell’ultimo anno abbiamo già introdotto nuove tecnologie in ginecologia e prevenzione. L’obiettivo è migliorare ulteriormente la qualità clinica e la competitività della struttura». Resta la contrapposizione tra pubblico e privato. “Il vero punto non è chi eroga o finanzia la prestazione, ma quanto il sistema riesca a prendersi cura della persona lungo l’intero percorso di diagnosi, cura e assistenza. Oggi il finanziamento è già articolato tra Servizio sanitario nazionale, spesa privata diretta e coperture assicurative: sono strumenti diversi che interagendo dovrebbero concorrere allo stesso obiettivo. Il successo del sistema si misurerà quindi sulla sua capacità di accompagnare il paziente attraverso strutture e professionisti differenti in modo semplice, coordinato e continuo. Una persona dovrebbe poter passare dal medico di base allo specialista, dalla diagnostica alla terapia, fino alla riabilitazione o all’assistenza territoriale, senza doversi occupare personalmente di ricostruire ogni volta il proprio percorso”.
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