Morì nell’incidente aereo, «fatali le ferite da trauma»

L’esito dell’autopsia sul corpo di Thomas Ledesma, deceduto a Lanzada il 4 dicembre 2025

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Lanzada

“Sussiste un nesso di causalità unico ed esclusivo tra le lesioni riportate dall’operaio rocciatore Thomas Ledesma Diaz nell’infortunio occorsogli in occasione di lavoro in data 4 dicembre 2025 e la sua morte. Gli accertamenti chimico-tossicologici su sangue e urine hanno dato esito negativo: ciò consente di escludere, con certezza, che il giovane al momento del decesso (e quindi al verificarsi dell’evento infortunistico mortale) fosse sotto l’effetto di alcol, ovvero di sostanze stupefacenti e/o psicotrope”.

Sono le conclusioni, riportate a pagina 28, della lunga relazione peritale dopo l’autopsia svolta il 12 dicembre all’obitorio dell’ospedale del capoluogo valtellinese dal patologo Luca Tajana, specialista in Medicina legale dell’Università di Pavia incaricato dal sostituto procuratore Stefano Latorre della Procura di Sondrio di svolgere l’autopsia sul corpo di Ledesma, nato a Medellin, in Colombia, il 24 aprile 1996, residente in via Sabatelli 22 a Valmadrera, in provincia di Lecco, deceduto a Lanzada il 4 dicembre dello scorso anno nel tragico incidente aereo nell’elicottero che si schiantò sui monti della Valmalenco, in località le Prese, durante un intervento di messa in sicurezza del versante franato, per conto della ditta lecchese FitzCarraldo Srl per cui lavorava, incaricata della bonifica di quell’area di territorio colpita dagli smottamenti. Il velivolo, durante una manovra di volo a bassa quota, sarebbe andato a centrare un ostacolo, probabilmente un albero, secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri di Chiesa in Valmalenco, intervenuti con i Vigili del fuoco che avevano poi rinvenuto il cadavere a ridosso di un masso roccioso.

L’apparecchio era guidato da un esperto pilota valtellinese, Maurizio Folini, rimasto a sua volta ferito in modo fortunatamente non grave, come pure riportarono lesioni di differente entità gli altri due membri dell’equipaggio, ossia il tecnico di volo Massimo Nesa, e una collega del 29enne deceduto, Giulia Gallo che è stata ricoverata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «La causa del decesso - spiega l’anatomopatologo nel documento ora agli atti dell’inchiesta e noto alle parti, fra cui gli avvocati Marcello Perillo e Laura Lodato entrambi del Foro di Lecco nominati dalla famiglia della vittima - risiede in uno shock traumatico, in primis riconducibile al completo sfacelo cranio-meningo-encefalico, con conseguente cessazione immediata e irreversibile delle funzioni cerebrali e, per effetto di ciò, delle funzioni respiratorie e cardiocircolatorie. Non sono emersi quadri patologici naturali endogeni che possano avere interferito sulla cronologia e modalità della morte di Ledesma». Si specifica, altresì, che la morte veniva constatata alle 13.27 del 4 dicembre e che “la gravità delle lesioni riscontrate permette di affermare che la stessa sia avvenuta in modo istantaneo al violento traumatismo verificatosi a seguito del sinistro che coinvolse l’elicottero ove l’uomo era in transito, cioè attorno alle 8.30”.

Per quanto concerne il quesito posto dal magistrato e inerente le modalità del decesso dell’operaio 29enne, «il quadro lesivo, localizzato principalmente a carico del distretto cranio-encefalico e incompatibile con la vita, risulta pienamente coerente con un meccanismo poli-traumatico complesso di elevatissima energia cinetica. Le caratteristiche e la distribuzione delle lesioni appaiono, infatti, solidamente compatibili con un impatto violento e diretto contro superfici rigide (quali, ad esempio, pareti rocciose o elementi arborei), verificatosi in esito a precipitazione da grande altezza durante la fase di volo. Trattasi, pertanto, di morte avvenuta per causa violenta, nella fattispecie occorsa in occasione di lavoro». L’inchiesta, con indagati in stato di libertà, intanto prosegue anche attraverso una perizia sulla carcassa dell’elicottero precipitato, portata all’interno di un capannone di Colico.

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