Cronaca / Circondario
Domenica 23 Agosto 2026
«San Pietro al monte, un luogo spirituale»
L’arcivescovo Delpini in visita al complesso romanico di Civate
Lettura 1 min.Civate
Civate San Pietro al Monte «luogo della rivelazione»: così lo ha definito l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, raggiungendo domenica mattina la basilica, dove ha presieduto la messa. Per Delpini «San Pietro funge da luogo di rivelazione della fede»; il sindaco, Angelo Isella, e il parroco, don Luca Civardi, hanno aggiunto la propria convinzione e l’auspicio che «sempre sia di ispirazione per la comunità e il suo futuro». La salita a San Pietro al Monte è avvenuta rigorosamente a piedi, nell’ambiente naturale e tra i boschi; è seguita la visita guidata al complesso abbaziale romanico che trae origine, secondo la leggenda, dall’ultimo re longobardo, Desiderio, il quale costruì qui un cenobio nel 772 in ringraziamento per la miracolosa guarigione dell’occhio del figlio Adelchi; a parziale testimonianza di una presenza tardo antica ci sono i resti databili tra il V e VIII secolo. Il più antico documento è dell’IX secolo e, soprattutto, il vescovo di Milano Arnolfo volle essere seppellito a San Pietro nel 1097, dopo avervi trascorsi gli ultimi anni di vita. Monsignor Delpini ieri, dopo aver ammirato in particolare l’imponente ciclo di affreschi della basilica, ha concentrato la propria omelia sul parallelismo col Vangelo e il dialogo di Gesù a Cesarea coi discepoli, il quale culmina nel nuovo nome dato a Simone, divenuto Pietro. Per Delpini «Cesarea è un luogo di rivelazione e anche San Pietro è uno di questi luoghi. Dunque - ha detto - l’auspicio è che, venendo qui, chiunque abbia la rivelazione della fede e poi - ha rimarcato l’Arcivescovo - tornando nel quotidiano porti la scintilla di luce che ci fa lavorare e vivere il nostro tempo non semplicemente come un tempo che deve passare in maniera noiosa tanto per invecchiare, ma un tempo che sia vissuto per il prossimo, per fare del bene, per lavorare, per fare la propria parte».
A partire da questo stesso concetto, del luogo di rivelazione, don Luca ha preso la parola: «Mi sono interrogato su che cosa avrebbe potuto trovare monsignor Delpini qui oggi, a parte un parroco contento; ho concluso che sicuramente avrebbe trovato il bello e avrebbe trovato, appunto, un luogo di fede: bello e importante». Angelo Isella ha ringraziato «a nome di tutta la comunità» e donato all’Arcivescovo il libro di Carlo e Cinzia Castagna su “Civate, un borgo cresciuto all’ombra del monastero”, aggiungendo che «Civate è una comunità bella; qui, oltre che un parroco contento, c’è un sindaco contento perché ho la consapevolezza di avere una bella comunità pur nella dialettica del confronto; una comunità ancora generosa, ancora solidale; una comunità a volte testarda, ma amante del bello e raffinata, visto quello che i volontari “Amici di San Pietro” riescono a mantenere proprio qui, in un luogo fondativo della nostra storia e che - ha affermato Isella - chiede ai ragazzi e ai giovani di esserne consapevoli in modo che anche in futuro San Pietro al Monte ispiri sempre le nuove generazioni, affinché lavorino per costruire la città del futuro, la Civate del futuro». .
© RIPRODUZIONE RISERVATA