Cronaca / Circondario
Mercoledì 08 Aprile 2026
Sorveglianza particolare in carcere per Baby Gang: «Refrattario alla disciplina»
Il provvedimento del Dap dopo episodi di tensione nel carcere di Busto Arsizio. L’avvocato del trapper contesta la decisione
Calolziocorte
Cella singola con dotazioni ridotte al minimo, due ore d’aria al giorno, e niente corsi. Per il Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), il 24enne Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib, trapper di Calolzio di fama internazionale nel frattempo tornato in carcere, è un «soggetto tendente alla violenza, turbolento, refrattario alla disciplina» e pericoloso «anche per l’influenza che esercita sugli altri detenuti che lo riconoscono come figura carismatica e di guida, oltre che per i modi arroganti e minacciosi tenuti nei confronti del personale e degli altri detenuti».
Per questi motivi, facendo riferimento ad «episodi di particolare gravità» che hanno «gravemente pregiudicato l’ordine e la sicurezza» nel carcere di Busto Arsizio (Varese), il Dap ha deciso di applicare il “regime di sorveglianza particolare” per il detenuto Mouhib, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari (Gip) di Lecco Gianluca Piantadosi lo scorso 17 marzo, nell’ambito dell’inchiesta della procura guidata da Ezio Domenico Basso per una serie di accuse relative alla detenzione di armi e altri reati, compreso quello di maltrattamenti nei confronti della compagna 22enne.
La misura stabilita dall’amministrazione penitenziaria per i prossimi sei mesi, prevede un elenco di «limitazioni», come l’impossibilità a partecipare ad alcuni corsi all’interno dell’istituto penitenziario, la permanenza negli spazi all’aperto solo per due ore al giorno, la detenzione in «camera singola», senza «fornellino» né armadi, soprammobili e televisore, ma con una radio, il letto, tavolo e sgabello. Un provvedimento contro il quale la difesa del trapper, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, ha presentato reclamo al tribunale di sorveglianza di Milano, con relativa richiesta di annullamento. Il difensore ha fatto notare che il decreto si basa, tra l’altro, sul «rinvenimento su piattaforme social di fotografie e video che lo ritrarrebbero durante precedenti periodi di detenzione». Un atto, quello impugnato, che «si limita ad affermare che il detenuto sarebbe ’inequivocabilmente ritratto’ nelle immagini, senza tuttavia indicare alcun elemento oggettivo idoneo a provare tale circostanza».
Il legale spiega pure che «non viene richiamato un singolo episodio specifico, né una relazione di servizio, né un’informativa, né qualsiasi altro elemento oggettivo dal quale possa desumersi l’esistenza di un ascendente» di Baby Gang sugli altri detenuti.
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