Colico, ha ucciso il figlio a coltellate: l’anziano genitore resta in carcere
L’83enne rimane a Pescarenico dopo l’omicidio del figlio. La difesa parla di legittima difesa e chiede il trasferimento in una struttura medica.
Lettura 2 min.Colico
L’83enne Vincenzo Menna che, nella serata di sabato, ha ucciso a coltellate il figlio Christian di 49 anni, al culmine dell’ennesimo litigio scoppiato nell’abitazione della frazione Curcio, a Colico, resta per il momento in carcere.
Lo ha deciso il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecco, Bianca Maria Bianchi, che ha sciolto la riserva, all’indomani dell’interrogatorio di convalida del fermo che era stato effettuato nell’immediatezza dei fatti dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale, intervenuti con i colleghi della caserma di Colico.
L’avvocato d’ufficio, Viviana Bove del Foro di Lecco, si è recata nel carcere di Pescarenico per comunicare la notizia al proprio cliente, non appena appreso l’esito dalla cancelleria. «L’ho trovato abbastanza bene, nei limiti della sua età e della situazione - ha dichiarato Bove -. Una struttura per accoglierlo nel Lecchese è stata individuata, ma ora è in ristrutturazione e quindi non è possibile. Sono in attesa di risposta da altri centri idonei presenti nel Milanese e nel Pavese, dove pure i familiari potrebbero più facilmente raggiungerlo per una visita, previa autorizzazione dall’autorità giudiziaria». L’avvocatessa aveva chiesto che venisse rigettata la misura cautelare ritenendo che “non sussistano i presupposti”. Si è trattato di un chiaro caso di “legittima difesa”, ha sostenuto la penalista, come ha ripetuto con forza il suo assistito. In aula c’era, inoltre, il sostituto procuratore Pasquale Gaspare Esposito, titolare dell’inchiesta per omicidio, mentre Menna è intervenuto all’interrogatorio - durato diverse ore - per rispondere a tutte le domande del gip.
«Mi ha aggredito - ha spiegato l’anziano genitore - come avvenuto tante altre volte in passato e per difendermi dai suoi pugni e sberle l’ho colpito. Quando era in stato di alterazione per l’uso di sostanze le sue condotte erano molto violente. Temevo anche per mia moglie Rosa che, inutilmente, gridava per cercare di fermarlo. Ma non volevo ucciderlo. E subito dopo ho provveduto io stesso ad allertare immediatamente i soccorritori del 118».
La speranza del legale era quella che il giudice disponesse la scarcerazione, per disporre il trasferimento in una struttura idonea ad accogliere Vincenzo Menna, in relazione anche ai bisogni continui di assistenza medica per i suoi malanni, conseguenza di un’età molto avanzata e di un’esistenza minata dalle troppe criticità familiari. Quando è giunto a Palazzo di giustizia, accompagnato dagli agenti di Polizia Penitenziaria, l’indagato è apparso fragile, con alcuni lividi, e in tanti che lo hanno visto si sono domandati come quell’uomo segnato da diverse disgrazie (un figlio perso anni fa per overdose e questo, convivente, che lo maltrattava e picchiava di continuo per estorcergli denaro per le sue dipendenze) abbia trovato la forza per impugnare un coltello da cucina e colpire Christian.
Nel frattempo mercoledì mattina, all’obitorio dell’ospedale, si è svolta l’autopsia, disposta dalla Procura di Lecco, guidata dal procuratore Ezio Domenico Basso. L’esame autoptico dovrà chiarire, innanzitutto, da quanti fendenti sia stato colpito il 49enne che è poi crollato sul pavimento della cucina in un lago di sangue e capire in quali punti vitali la lama si sia conficcata. In un primo momento i volontari della Cri di Colico, accorsi in via alla Vecchia Fontana, hanno cercato di saturare al meglio le ferite, poi Christian Menna è stato caricato su un elicottero di Areu per essere trasportato d’urgenza nell’ospedale San Gerardo di Monza. Il patologo che ha eseguito l’autopsia sarà in grado di fornire le risposte ai quesiti formulati dai magistrati fra 90 giorni.
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