Colico, sicurezza al centro del consiglio: scontro tra maggioranza e opposizione su vandalismi e baby gang
La minoranza porta in aula le 1.159 firme raccolte dai cittadini e chiede più controlli. La sindaca Gilardi difende il lavoro svolto con Prefettura e forze dell’ordine: «I reati non sono aumentati, ma servono anche interventi educativi».
Lettura 2 min.Colico
Sicurezza, vandalismi, furti, spaccio e il fenomeno delle cosiddette baby gang hanno infiammato il consiglio comunale di Colico. L’interpellanza presentata dal gruppo di minoranza “Più Comunità” ha dato vita a un lungo e acceso confronto con l’amministrazione guidata dalla sindaca Monica Gilardi, che ha respinto le accuse di immobilismo rivendicando il lavoro svolto insieme a Prefettura e forze dell’ordine. Il gruppo di opposizione “Più Comunità”, rappresentato in aula dal consigliere Enzo Venini, ha ricordato i numerosi episodi di vandalismo e danneggiamento registrati negli ultimi mesi, sostenendo che abbiano alimentato un crescente senso di insicurezza tra cittadini e commercianti, fino alla raccolta di 1.159 firme per chiedere un rafforzamento dei controlli.
Secondo la minoranza, la convocazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 6 luglio sarebbe arrivata proprio grazie alla mobilitazione dei cittadini. Da qui la richiesta di conoscere le misure concordate in Prefettura, i risultati ottenuti e l’effettivo incremento del presidio del territorio. La sindaca ha però respinto questa ricostruzione. «La raccolta firme è stata inviata direttamente al Prefetto con la richiesta di convocare il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica», ha spiegato, ricordando di aver risposto anche alla promotrice della petizione illustrando il quadro della sicurezza cittadina. Gilardi ha quindi illustrato gli esiti dei controlli straordinari ad alto impatto organizzati dalla Questura dopo il vertice in Prefettura. Due controlli erano già stati effettuati e un terzo era in corso durante il consiglio comunale.
Nei servizi sono stati coinvolti Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, unità cinofile e Polizia locale. Il bilancio parla di 167 persone identificate, 119 veicoli controllati e sequestri di sostanze stupefacenti. «I servizi ad alto impatto non rappresentano la normalità – ha precisato – ma interventi straordinari che si affiancano all’attività quotidiana delle forze dell’ordine». Una parte del dibattito ha riguardato anche le cosiddette baby gang.
La sindaca ha invitato a usare questa definizione con cautela, spiegando che nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi del posto, molti dei quali con meno di 14 anni. «Possono creare disagio con comportamenti poco educati, ma bisogna distinguere le situazioni penalmente perseguibili da quelle che richiedono soprattutto interventi educativi», ha affermato. Ha inoltre ricordato che una quarantina di minori sono seguiti dai servizi sociali attraverso percorsi personalizzati di sostegno alle famiglie, attività scolastiche e progetti educativi.
Il vicesindaco Davide Ielardi, presente al Comitato provinciale in Prefettura, ha riconosciuto l’utilità della raccolta firme. «È stata utile perché ha consentito di dare ancora più peso a una problematica già nota alle forze dell’ordine», ha dichiarato, aggiungendo che, secondo i dati illustrati in Prefettura, i reati non risultano in aumento rispetto al 2025 e che il nodo principale resta quello della “sicurezza percepita”. Il confronto si è acceso nella fase finale della seduta. Venini ha sostenuto che la convocazione del Comitato sia stata determinata dalla pressione dei cittadini. «Deve intervenire un prefetto per affrontare un problema che da mesi assilla i cittadini di Colico?», ha chiesto.
La sindaca ha replicato ricordando che spetta proprio al Prefetto convocare e coordinare il Comitato provinciale. Ha inoltre precisato che il servizio associato di Polizia locale dispone di otto operatori, sei di Colico e due di Dervio. Alla richiesta dell’opposizione di un presidio più visibile del territorio, Gilardi ha risposto: «I cittadini non devono accorgersi fisicamente di ogni controllo. Devono stare bene e sentirsi sicuri nel proprio paese». Il botta e risposta è proseguito con toni sempre più accesi fino a quando Venini ha deciso di lasciare l’aula prima della conclusione della seduta.
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