I miei luoghi letterari da milano al lario
Da “the place where to be” (il posto in cui essere, soprannome del “New York Times” ai tempi dell’Expo), a luogo di scorribande di gang giovanili, coltelli in tasca pronti a rapinare per un paio di scarpe e un telefonino o a uccidere per uno sguardo sbagliato o gelosia. Le cronache a Milano di questi periodi sono piene di tutto questo e anche di più. Una trasformazione lunga gloi ultimi 10 anni, anticipata però di diversi anni nei libri gialli, i cui autori hanno spesso avuto presentimenti, visioni artistiche o, semplicemente si sono buttati.
“Omicidi srl” è ambientato nella metropoli
ma due agguati avvengono a Brienno e lungo l’Adda
Non ha scritto certamente per caso, ma guardandosi intorno, Alessandro Robecchi, 65 anni uno che nella vita è stato critico musicale per l’“Unità” col nome di Roberto Giallo (“ma è un caso nato all’ultimo secondo in tipografia, non scrivo gialli per quello”), editorialista del “Manifesto”, “Cuore” e “Il fatto quotidiano”, e adesso soprattutto autore per gli show tv di Maurizio Crozza.
Il suo nuovo romanzo “Omicidi srl” (ed. Sellerio, 378 pp. 17 euro) è ambientato soprattutto a Milano, ma per la prima volta Robecchi sconfina. Direzione nord, con due scene di tentato omicidio prima sulle acque dell’Adda e poi sul Lago di Como, zona Brienno. E di queste pagine ci parla soprattutto l’autore.
Cominciamo però con Milano. Che già dal suo primo libro, “Questa non è una canzone d’amore” era una città terribile. Eppure eravamo in clima Expo.
E forse proprio per quello dicevo certe cose. Era il 2014, il modello Milano era già salari bassi e confusione e nessuno mi credeva. Ora la gente lo dà per scontato, perché da Expo in poi si è puntato tutto sui ricchi, ma l’importazione di soldi non lascia soldi alla città. Chi viveva qui prima ora fa fatica: negli ultimi anni se ne sono andati in 400mila. C’è una battuta a cui sono affezionato nel libro: non avrei mai pensato di rimpiangere i bar schifosi (nel libro l’espressione è ben più volgare, ndr), quelli col giornale dentro, i tavoli di formica. Ora si specializzano in happy hour o in panini costosissimi.
La premessa milanese è utile anche per capire il perché delle escursioni sul Lago e sull’Adda dei due protagonisti, Il Biondo e Quello con la cravatta assieme alla loro partner Francesca.
Li ho creati l’anno scorso nel primo libro della serie, “Il tallone da killer”. Sono due sicari, agiscono su commissione, i loro clienti sono anzitutto ricchi che vogliono ereditare o levarsi di torno qualcuno che odiano. E per evitare il peggio a loro stessi e al committente i due curano ogni dettaglio, logistico, informatico e pratico, in cambio di cifre a sei zeri. Fino un anziano gallerista chiede di uccidere il nipote, il 20enne Gianguido Howard Tossini De Coullier, che sta per entrare in possesso del consistente patrimonio di famiglia. Fatti lunghi studi sulle sue abitudini, la sua vita sociale, eccetera, l’occasione si propone quando il ragazzo accetta di fare un’incursione sull’Adda assieme ad amici. Mi servivano scenari non urbani, si prestavano molto di più a una morte per caso, a un finto incidente.
E allora eccoci alle porte di Sondrio. Zona Adda River anche se lei nomi non ne fa.
Volevo il kayak, uno sport che non è per nulla facile, anzi pericoloso. In quel punto dell’Adda, mi hanno spiegato amici, il rafting ha livelli di difficolta vari. L’Adda lì fa paura. Serviva una cosa così, sono andato dove il fiume smette di essere torrente e diventa vero. E un incidente per un principiante come Gianguido era sempre possibile, poteva anche morire di suo, senza l’intervento dei due. Che però sono prontissimi a ucciderlo. Il risultato è che, non dico come, a farsi male è uno di loro due. Fine della parentesi valtellinese.
Per chiuderla definitivamente, il suo rapporto con la Valtellina?
Da giovane sono spesso andato a mangiare i pizzoccheri a Teglio. E poi varie passeggiate in estate, che è la stagione in cui amo la montagna. Sci, zero.
Il secondo attentato avviene sul lago: il giovane ereditiero affitta una villa a Brienno, i due sicari e Francesca lo seguono.
E pensano di ucciderlo entrando nel giardino attraverso un portoncino che si affaccia sulle acque. Anche qui ai killer non andrà bene. Io sono molto affascinato dal Lago, da molto prima che ci fossero George Clooney, mezza Hollywood su quella sponda del Como Lake. Trovo che abbia una luce particolare, è qualcosa di assai simile a un fiordo, ma a un’ora d’auto da Milano. Quando in un libro mi serve parlare di una grande villa penso a lì. Sa, oltre che dal Lario più in generale sono assai affascinato dalla Lombardia non padana, quella lontana dai capannoni, lontana dalla BreBeMi. Quando sono in fase di creazione faccio molti sopralluoghi. Per “Omicidi Srl” mi sono fatto una bella domenica sul lago, ho visto ville, ne ho visto alcune nelle quali le auto avevano difficoltà ad arrivare. E soprattutto alcune con la vista sul lago con cancello. Tutte cose utilissime da sapere per chi vorrà leggermi.
Il Biondo e Quello con la cravatta, che a Milano dominano e scorrazzano, usciti dalla città fanno figuracce. È un caso?
No. Loro devono essere più comodi possibile, nella metropoli è facile avere l’anonimato. Quando vanno in trasferta hanno difficoltà a orientarsi, sono poco capaci, specie nella natura. Ma vale anche per me che sono un metropolitano: se devo fare un sentiero montano il mio passo non autoctono si vede in fretta.
Accennava al primo libro, scritto nel 2014. Da allora altri 9 della serie con protagonista Carlo Monterossi (finiti anche in tv con una fiction su Netflix), e ora già due con Il Biondo e Quello con la cravatta. Come mai uno noto soprattutto per essere autore satirico si dà al mistery?
Anzitutto perché, come dicevamo prima, questo genere è ormai uno dei principali, se non il principale, con cui si può raccontare la realtà soprattutto nelle sue miserie. E poi sono sempre stato un grande lettore del genere, soprattutto Raymond Chandler e Georges Simenon. Insomma ci ho provato e ho scoperto che mi divertivo molto e che per di più avevo successo.
Per chiudere e per tornare su Adda e Lario, potrebbero mai esserci ambientati dei gialli?
Beh, sul Lago c’è Andrea Vitali coi suoi romanzi a Bellano, quindi direi che è coperto. Quanto alla Valtellina, posto che magari mi spunta fuori qualche giallista, direi comunque che è possibile: abbiamo letto capolavori di Simenon ambientati in zone rurali. E i moti dell’animo sono uguali a New York City come a Sondrio.
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