Scontri a Milano, fermati due fratelli di Bellano

I giovani, tornati in libertà, raccontano la loro versione dei fatti. Citano disagio economico e social network come cause principali.

Lettura 1 min.

Quattro giovani, tra cui due fratelli diciottenni di Bonzeno frazione di Bellano, sono stati fermati dalla polizia dopo gli scontri nel centro di Milano. Una volta rilasciati, hanno deciso di raccontare la loro versione dei fatti, sottolineando come la mobilitazione sia nata dai social network.

Lallo e Lele, di origine italo-albanese , hanno raggiunto il capoluogo lombardo dopo aver visto appelli su TikTok e Facebook. All'uscita dalla Questura, i ragazzi appaiono disorientati e preoccupati per gli effetti personali smarriti, come il cellulare di Lallo. «Devo riprendere le mie cose», racconta, cercando di contattare la madre per rassicurarla.

Accanto a loro c'è Alessandro, residente a San Donato Milanese, che ha lavorato come muratore in nero e vissuto in una comunità per minori. «Purtroppo è meglio la violenza. Non sanno ascoltare», sostiene, attribuendo alla protesta il compito di attirare l'attenzione su un disagio ignorato. Un altro giovane, Ale, vive tra Rho e Pioltello e parla delle difficoltà economiche della famiglia, dove il padre meccanico guadagna ottocento euro al mese.

Le motivazioni alla base del malcontento sono simili per tutti: difficoltà economiche e lavorative. «Lo stipendio è troppo basso. Vogliamo svoltare la nostra vita e non riusciamo con le carte che abbiamo», affermano. Lele sogna di sistemarsi e lasciare l'Italia, mentre Lallo cerca stabilità e tranquillità. «La maggior parte delle periferie non sono belle, però te le fai andare bene. Perché da lì, dal basso, capisci il valore delle cose», osserva Lallo.

I quattro giovani respingono l'idea di una guida organizzata. «Non esiste un leader, i leader siamo noi. Il popolo è il leader», sostengono.

© RIPRODUZIONE RISERVATA