È Sylvester Tegang il 27enne morto nella galleria Monte Piazzo, «Non era solo un operaio»
Arrivato in Italia nel 2024 dopo la rotta del Sahara e della Libia, era stato accolto nel Cas del Gabbiano e poi aveva trovato un lavoro e una sistemazione autonoma. L’associazione lo ricorda: «Aveva fatto quello che viene chiesto per essere accettati: lavorare, integrarsi, non dare fastidio». Lascia in Camerun moglie e tre figli
Lettura 2 min.Colico
Si chiamava Sylvester Tegang, l’operaio morto ieri mattina nel cantiere della galleria Monte Piazzo a Colico. Aveva 27 anni: era nato nel 1998 in Camerun, dove lascia una moglie e tre figli.
Aveva raccontato della sua famiglia al momento dell’arrivo in Italia. Il suo viaggio si era concluso nel 2024, quando era sbarcato in Sicilia dopo aver attraversato il Sahara e la Libia, lo stesso percorso compiuto da migliaia di migranti che ogni anno tentano la traversata verso l’Europa. Da lì era stato trasferito, secondo le procedure previste per i richiedenti asilo, in Lombardia. Come tanti altri suoi coetanei a Lecco era “capitato”, senza che fosse lui a scegliere quella destinazione.
Accolto nel Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di Colico, gestito dalla Comunità Il Gabbiano, che in quella struttura conta una sessantina di ospiti e in tutta la provincia 120 persone migranti, era stato accompagnato in questura dallo stesso personale dell’associazione per sbrigare le pratiche del permesso di soggiorno. Tegang era poi uscito dal circuito dell’accoglienza nel gennaio 2025, dopo circa un anno di permanenza nel Cas. Un percorso di autonomia comune a molti giovani migranti che, una volta ottenuto un impiego, trovano una sistemazione autonoma. Aveva continuato a vivere a Colico, lavorando come operaio in cantiere.
Restava tuttavia un richiedente asilo, in attesa che venisse definito il suo status: una procedura che, come per molti altri, richiede anni prima di arrivare a una decisione definitiva, negativa o con il riconoscimento di una forma di protezione. Nel frattempo gli venivano rilasciati permessi di soggiorno provvisori, validi 6-8 mesi, da rinnovare periodicamente. Proprio la settimana scorsa Tegang si era rivolto nuovamente agli operatori del Gabbiano per fissare un appuntamento in questura a Lecco e rinnovare il documento.
Descritto da chi lo conosceva come una persona tranquilla e riservata, mai al centro di situazioni problematiche, Tegang aveva lasciato in Camerun una moglie e tre figli, secondo quanto da lui stesso dichiarato appena arrivato in Sicilia. Una vicenda che si inserisce nel percorso già segnato da migliaia di giovani migranti arrivati in Italia: l’attraversamento del deserto, la traversata del Mediterraneo, l’attesa spesso lunghissima per un riconoscimento giuridico, e nel frattempo il lavoro, in settori come l’edilizia, per mantenersi e continuare a sostenere, a distanza, le famiglie rimaste in patria. D.Tagliabue
Il ricordo del Gabbiano
L’associazione, che lo aveva seguito nel suo percorso di integrazione, ha voluto ricordarlo con un lungo messaggio di grande affetto affidato ai social.
«Stanotte è morto sul lavoro un ragazzo che abbiamo conosciuto nel nostro Cas. Si chiamava Silvester, aveva 27 anni ed era arrivato dal Camerun. Aveva fatto quello che da anni sentiamo ripetere come condizione per essere accettati: lavorare, integrarsi, non dare fastidio. Lo faceva davvero. Ogni giorno. Nelle gallerie, in uno di quei lavori pesanti, invisibili e pericolosi che troppo spesso vengono lasciati a chi ha meno possibilità di scegliere». Nel ricordo emerge il ritratto di un giovane che aveva costruito il proprio percorso attraverso il duro lavoro, impiegato in uno dei cantieri più impegnativi del territorio.
Il Gabbiano affida poi alla vicenda una riflessione più ampia sul racconto pubblico dell’immigrazione. «L’Italia vive anche grazie alle braccia degli stranieri». Il post si conclude con un pensiero rivolto ai familiari del giovane: «Prima di tutto questo, Silvester era una persona con una storia, degli affetti, dei sogni. Ha attraversato il mondo per costruirsi una vita e l’ha persa mentre faceva un lavoro che molti rifiutano. Alla sua famiglia in Camerun va il nostro abbraccio più sincero. Vogliamo che sappiano che qui qualcuno ricorda Silvester per la persona che è stata. Che il suo nome non resti soltanto una riga di cronaca».
Anas sta assicurando la massima collaborazione all’Autorità Giudiziaria e agli organi di vigilanza affinché siano accertate nel più breve tempo possibile le cause e la dinamica dell’incidente, ed esprime il più profondo cordoglio e la propria vicinanza ai familiari del lavoratore deceduto, ai colleghi e all’impresa coinvolta in questo tragico eventi. S.Belletti
© RIPRODUZIONE RISERVATA