Cronaca / Lecco città
Sabato 16 Maggio 2026
Adolescenti e disagio: «L’abuso del cellulare altera sonno e relazioni»
Il dottor Martinelli, ospite di Unica Tv, fa il quadro di una generazione attraversata da fragilità diffuse Ansia, disturbi alimentari, isolamento e autolesionismo
Lettura 2 min.Lecco
«L’utilizzo inappropriato, esagerato e pervasivo degli smartphone è una delle correlazioni più evidenti dell’aumento del disagio adolescenziale degli ultimi quindici anni». Ottaviano Martinelli, direttore del Dipartimento di Salute mentale di Asst Lecco, ha messo subito a fuoco il nodo centrale della puntata di “Salute e prevenzione”, andata in onda giovedì sera su Unica Tv e dedicata al delicato periodo dell’adolescenza.
Accanto a lui in studio Ilaria Rossi, neuropsichiatra infantile di Asst Lecco. E’ emerso il quadro di una generazione attraversata da fragilità sempre più diffuse, tra ansia, isolamento, disturbi alimentari, autolesionismo e dipendenza da smartphone e social network. Un fenomeno che, secondo gli specialisti, ha registrato un incremento netto nell’ultimo decennio.
L’analisi
Martinelli ha sottolineato come Asst Lecco disponga di un ambulatorio dedicato alla psicopatologia dell’adolescenza, con interventi integrati medici, psicologici ed educativi, affiancati dal coinvolgimento delle famiglie. «Seguire un ragazzo con problematiche significative significa costruire prese in carico molto articolate», ha sottolineato il direttore.
I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. Lo scorso anno il servizio ha seguito complessivamente 480 adolescenti tra i 12 e i 18 anni, contro i circa 200 di dieci anni fa. «Abbiamo assistito a un incremento davvero impressionante del disagio e dei quadri clinici correlati», ha evidenziato Martinelli.
Tra le problematiche più frequenti emergono i disturbi d’ansia, spesso associati ad altre fragilità psicologiche, e i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, che riguardano circa il 20% dei ragazzi seguiti. Ma il dato più allarmante riguarda l’autolesionismo.
Rischi
«L’80% dei nostri ragazzi, in un momento della loro storia clinica, ha presentato atti autolesivi oppure intenzioni suicidarie», ha spiegato Rossi, precisando come questi comportamenti possano comparire trasversalmente in diversi disturbi psicopatologici. Grande attenzione è stata dedicata al ruolo dei social network e dell’iperconnessione digitale.
«L’arrivo degli smartphone nel 2008 coincide temporalmente con l’aumento del disagio adolescenziale», ha osservato Martinelli, richiamando anche gli studi internazionali sul tema. Secondo il direttore del Dipartimento di Salute mentale, l’utilizzo eccessivo dei device altera le relazioni sociali, il sonno e i meccanismi di regolazione emotiva.
«Lo smartphone è quel dispositivo in cui telefonare è diventata l’ultima funzione: si vive immersi in un mondo di social, app e relazioni virtuali». Rossi ha confermato come il problema emerga frequentemente durante i percorsi clinici. «È raro che un ragazzo arrivi al servizio chiedendo aiuto per l’uso dello smartphone. Più spesso l’accesso avviene per attacchi di panico, ritiro scolastico o disturbi alimentari, ma approfondendo la storia clinica emerge un utilizzo molto significativo dei social».
La neuropsichiatra infantile ha evidenziato anche il paradosso relazionale della generazione digitale: «Molti adolescenti dichiarano di sentirsi soli pur essendo sempre connessi». Un isolamento che spesso si accompagna a chiusura emotiva, calo del rendimento scolastico, disturbi del sonno e progressivo ritiro dalle attività sportive o sociali.
Entrambi gli specialisti hanno insistito sull’importanza della prevenzione precoce e del dialogo familiare. «Non bisogna passare da un estremo all’altro: né rigidità assoluta né genitore-amico», ha osservato Rossi. Martinelli ha invece ricordato il valore delle attività sportive, del gioco e delle relazioni reali come fattori protettivi fondamentali nello sviluppo adolescenziale. Nel territorio lecchese la rete di supporto comprende neuropsichiatria infantile, consultori, pediatri, psicologi delle Case di comunità e servizi specialistici dedicati ai minori. «Intercettare il disagio prima possibile è decisivo – ha concluso Martinelli – perché molte fragilità dell’adolescenza iniziano a costruirsi già nell’infanzia».
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