Aggressione al Ps di Lecco, Cgil: «Servono interventi concreti per la sicurezza»

Sono cinque gli operatori sanitari coinvolti nell’episodio, tra cui un’infermiera e un’Oss rimaste ferite. La Funzione Pubblica Cgil chiede all’Asst di verificare le misure di prevenzione e gestione delle aggressioni e sollecita più presenza delle Forze dell’Ordine e una rete tra sanità e servizi sociali

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Lecco

Dopo l’ultima aggressione al personale del pronto soccorso dell’Ospedale Manzoni, anche la Funzione Pubblica Cgil di Lecco con i suoi rappresentanti Luca Graziuso e Teresa Elmo ribadisce la necessità di interventi concreti per garantire sicurezza ai lavoratori.

Tra l’altro emerge, non dalla nota della Cgil ma da ulteriori approfondimenti sul fatto che tutte le persone coinvolte nell’aggressione (ben cinque e non quattro) sono sì operatori sanitari ma non medici: quella ferita alla testa è un’infermiera, poi c’è un’operatrice socio sanitaria (Oss) colpita all’addome, quindi un tecnico di radiologia e altri due infermieri (questi ultimi tre per fortuna non feriti).

Per tonare invece alla nota della Fp Cgil, il sindacato esprime solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori e passa subito alle proposte operative. “Un episodio gravissimo, purtroppo non isolato, che rischia di trasformare il presidio pubblico in uno sfogatoio di disagio sociale senza risposte adeguate” si legge nel comunicato . La Fp Cgil sottolinea che non basta la sola solidarietà: serve un intervento urgente da parte dell’Asst di Lecco per verificare l’efficacia delle misure di prevenzione e gestione delle aggressioni, nonché delle modalità di attivazione delle forze dell’ordine.

La fragilità delle situazioni gestite nei servizi sanitari impone un ripensamento dell’organizzazione del lavoro. “Il Pronto Soccorso, per le sue caratteristiche, è tra i luoghi maggiormente esposti, ma il problema riguarda tutti i servizi in cui lavoratrici e lavoratori si confrontano quotidianamente con fragilità sociale, disagio psichico ed emarginazione”, si legge ancora nel testo.

Tra le proposte concrete, Fp Cgil sollecita l’istituzione di una rete territoriale integrata che metta in relazione sanità, servizi sociali e territorio, definendo responsabilità e interventi adeguati. “La violenza contro chi lavora nella sanità non è inevitabile”, sostiene l’organizzazione, che chiede anche la presenza delle Forze dell’Ordine nei luoghi e nelle fasce orarie più esposte, valutando le soluzioni più efficaci per interventi tempestivi in caso di emergenza.

Non meno importanti, secondo la Cgil, sono le misure sociali: occorre intervenire sugli strumenti di prevenzione, valutare l’efficacia delle procedure per le persone in evidente stato di agitazione e attivare percorsi per la presa in carico delle persone senza dimora e della grave marginalità sociale. “Nessuno deve essere lasciato solo”, conclude la segreteria.

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