Armi, rapina e maltrattamenti: sette arresti, Baby Gang nuovamente nell’occhio del ciclone

Emergono dettagli sugli arresti eseguiti all’alba di oggi dai Carabinieri del Comando provinciale di Lecco: accuse di traffico di armi, aggressioni e violenze. L’indagine coordinata dalla Procura di Lecco evidenzia una “totale noncuranza delle prescrizioni e l’uso di armi a scopo intimidatorio”. Per il rapper anche accuse di maltrattamenti nei confronti della compagna convivente

Lecco

Nella prima mattinata di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del noto rapper Baby Gang, all’anagrafe Zaccaria Mouhib, e di altre sei persone domiciliate tra le province di Lecco, Milano e Como. Nell’ambito dello stesso procedimento, ulteriori due soggetti sono stati colpiti dal divieto di dimora nella provincia di Lecco.

Il provvedimento, emesso dall’Ufficio GIP del Tribunale di Lecco su richiesta della Procura della Repubblica, si inserisce in un’articolata indagine che ha portato alla luce un presunto sodalizio criminale attivo nella gestione e nell’utilizzo illecito di armi da fuoco, anche da guerra. Gli indagati sono accusati, a vario titolo e in concorso tra loro, di detenzione, porto e cessione illegale di armi, nonché di ricettazione. A queste contestazioni si aggiungono i reati di rapina e lesioni aggravate per un violento episodio avvenuto il 15 giugno 2025 a Calolziocorte, ai danni di tre cittadini rumeni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’indagine ha preso avvio nel febbraio 2025, a seguito dell’arresto di un pregiudicato macedone trovato in possesso di due pistole rubate, già utilizzate in precedenti episodi di sparatoria avvenuti a Milano nel 2022 e nel 2023. Le armi sarebbero state cedute proprio dal rapper, circostanza che ha dato impulso agli approfondimenti investigativi.

L’attività rappresenta inoltre il proseguimento di una precedente operazione culminata l’11 settembre 2025, quando sei persone, tra cui lo stesso Mouhib, furono arrestate in flagranza per detenzione e porto di una pistola clandestina. Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno accertato l’esistenza di un gruppo organizzato che avrebbe detenuto e fatto circolare diverse armi da sparo, alcune delle quali già rinvenute e sequestrate. Tali armi, secondo l’accusa, venivano utilizzate anche per scopi intimidatori e per vere e proprie spedizioni punitive nei confronti di soggetti ritenuti concorrenti nelle attività criminali del territorio.

Tra gli episodi più gravi contestati figura l’aggressione del 15 giugno 2025: le tre vittime, colpevoli unicamente di essersi fermate a parlare in strada nei pressi dell’abitazione del cantante, sarebbero state accerchiate, trascinate all’interno di un ingresso secondario e brutalmente picchiate dal rapper insieme ad altri cinque soggetti, oggi destinatari delle misure cautelari.

Le indagini hanno inoltre evidenziato, secondo gli inquirenti, una sistematica violazione delle prescrizioni imposte a Mouhib, già sottoposto a sorveglianza speciale, e una generale disinvoltura nel porre in essere condotte illecite.

A carico del solo rapper emergono infine ulteriori accuse relative alla sfera privata: è infatti indagato per maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti della compagna convivente, una giovane italiana di 22 anni. Gli investigatori parlano di vessazioni quotidiane, sia psicologiche che fisiche, culminate in un’aggressione durante la quale la donna sarebbe stata colpita ripetutamente al volto, riportando la frattura del setto nasale, per poi essere allontanata dall’abitazione.

L’operazione odierna rappresenta un ulteriore sviluppo in un’indagine complessa, che continua a delineare un quadro di presunta pericolosità sociale e di radicamento nel contesto criminale locale.

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