Cronaca / Lecco città
Mercoledì 30 Settembre 2026
Arriva anche a Lecco l’ostetrica a domicilio
La Giunta ha approvato le indicazioni operative per estendere l’intervento a tutte le strutture. Il Pd rivendica il merito, ma i fondi per ora coprono solo il 2026.
Lettura 2 min.Lecco
Arriva l’ostetrica domiciliare. La Giunta regionale ha approvato le indicazioni operative per estendere a tutte e 28 le Asst il servizio di “Continuità assistenziale ostetrica”: entro una settimana dalle dimissioni dal reparto di maternità un’ostetrica visiterà a domicilio mamma e neonato, valutandone lo stato di salute, offrendo supporto nella cura del bambino e intercettando eventuali problemi, compresa la depressione post-partum. La misura arriva dopo una sperimentazione avviata nell’estate 2025 in dieci Asst, ma non a Lecco, sostenuta da un primo stanziamento di 500mila euro e da una delibera del 1° agosto 2025. Ora sarà per tutti.
Per il consigliere regionale lecchese del Pd Gian Mario Fragomeli si tratta di «un risultato che ci soddisfa molto. Il servizio, ricostruisce Fragomeli, parte dalla nostra sensibilità», pur essendo poi stato messo in campo dalla Regione: «Lavorando su temi concreti e sulle vere necessità delle famiglie, abbiamo portato a casa un risultato importante». Fragomeli racconta di aver toccato con mano il problema durante le visite nei consultori della provincia di Lecco, dove «il contatto per la prima visita post parto non è sempre semplice per le puerpere che si sono rivolte a ospedali di altre Asst».
Sul funzionamento, il consigliere entra nel dettaglio tecnico: l’operatrice userà una scheda di continuità assistenziale con tre livelli di priorità — visita a domicilio entro 7, 5 o 3 giorni dalle dimissioni — e una griglia di rilevazione del rischio sociale, che «identifichi eventuali condizioni di rischio che consentono di attivare interventi addizionali». Se necessario, «l’equipe medica dispone ulteriori visite e consulenze specialistiche».
La ricostruzione del Pd — ordini del giorno ed emendamenti al bilancio approvati in tre anni — trova un riscontro nella delibera che ha dato il via alla sperimentazione, che richiama un emendamento Pd al bilancio regionale e il direttore generale del Welfare aveva confermato per iscritto l’estensione a seguito di un finanziamento approvato dal Consiglio. Ma la misura nasce da un percorso in cui la Giunta e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso hanno avuto un ruolo determinante nella definizione operativa. E la stessa maggioranza la presenta come propria. Resta il punto che il servizio esisteva come sperimentazione limitata e non come diritto diffuso.
I 700mila euro stanziati valgono però per il bilancio 2026, non per il triennio: 106mila euro alle dieci Asst già coinvolte, 594mila alle diciotto finora escluse. Lo stesso gruppo regionale del Pd stima in due o tre milioni di euro lo stanziamento necessario a rendere la misura strutturale — cioè circa tre o quattro volte la cifra attuale. Fragomeli parla di «un passo avanti» e di un servizio ottenuto; non dice che è garantito oltre l’anno in corso, ed è una differenza sostanziale.
Inoltre c’è da considerare la carenza di ostetriche documentata da anni nel percorso nascita e lo stesso Pd ha chiesto di rendere strutturali le risorse proprio per coprire tutto il triennio. Senza un organico adeguato, la visita a domicilio rischia di restare un’indicazione sulla carta.
Infine Fragomeli conclude: «La depressione post-partum colpisce, secondo la letteratura epidemiologica, una quota variabile tra il 7 e il 20 per cento delle neomamme a seconda degli studi e degli strumenti di rilevazione».
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