Baby Gang, il videoclip in Iraq con il bazooka per annunciare il nuovo singolo e il ricorso al Riesame: udienza il 13 novembre

Il trapper rilancia le immagini di «Guerra 2», in uscita il 16 ottobre, con munizioni addosso e armi da guerra. Per il gip di Lecco il viaggio si inserisce in una rete criminale internazionale; la difesa sostiene che fosse una trasferta organizzata per le riprese musicali.

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Un bazooka, una cartuccera attorno al collo, l’Iraq sullo sfondo. Le immagini sono quelle di Zaccaria Mouhib, 25 anni, per milioni di ascoltatori Baby Gang. Compaiono nell’anticipazione di «Guerra 2», il nuovo singolo annunciato per venerdì 16 ottobre. Ma quelle stesse sequenze, rilanciate sui social a pochi giorni dall’udienza che dovrà decidere sulla sua libertà, raccontano anche un’altra storia: quella di un viaggio finito al centro dell’inchiesta della Procura di Lecco e diventato uno degli elementi su cui poggia la decisione di lasciarlo in carcere.

Il 13 novembre, davanti al Tribunale del Riesame di Milano, si discuterà il ricorso presentato dal difensore Niccolò Vecchioni contro il provvedimento con cui il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha confermato la custodia cautelare in carcere per il rapper, arrestato il 17 marzo scorso. La difesa aveva chiesto una misura meno afflittiva: i domiciliari in una comunità terapeutica, con braccialetto elettronico, per consentirgli di affrontare un percorso legato alle problematiche personali indicate nella documentazione sanitaria. Richiesta respinta. Ora la parola passa al Riesame.

Il passaggio più delicato dell’ordinanza riguarda proprio la trasferta del 2025. Secondo il gip Piantadosi, Mouhib sarebbe inserito in una rete criminale «più vasta e di livello internazionale», capace di portarlo in Iraq per sparare con bazooka e altre armi da guerra. Una valutazione che il giudice inserisce nel quadro delle esigenze cautelari e della personalità del trapper, sottolineando come la pericolosità, a suo giudizio, coinvolga tanto la dimensione personale quanto quella artistica.

Non è un dettaglio isolato. Le immagini del viaggio erano già emerse nel corso degli approfondimenti investigativi condotti nell’ambito dell’indagine lecchese. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nel luglio 2025 alcune conversazioni intercettate facevano riferimento alla trasferta e alla realizzazione di un video con bazooka, mitra e kalashnikov. Il materiale era stato letto dagli investigatori anche alla luce della sorveglianza speciale cui il rapper era sottoposto in quel periodo.

Nell’ordinanza, il gip evidenzia inoltre la capacità attribuita a Mouhib di influenzare una cerchia di persone disposte, secondo la sua valutazione, a sostenerlo e proteggerlo. È questo intreccio fra armi, relazioni e condotte contestate a costituire uno dei nodi della decisione cautelare. Non il semplice fatto che un trapper abbia scelto immagini belliche per un prodotto musicale, ma il significato che quelle immagini assumono dentro una più ampia ricostruzione giudiziaria.

Di segno opposto la ricostruzione proposta da Vecchioni nel ricorso. Per il legale, Mouhib si era recato in Iraq per realizzare un videoclip, nell’ambito del proprio percorso artistico. Sarebbe stata la stessa casa di produzione a predisporre in anticipo gli accordi necessari affinché il cantante fosse ospitato e assistito da appartenenti all’esercito locale durante le riprese.

La difesa contesta anche la ricostruzione di una rete criminale internazionale. Secondo quanto riportato negli atti, il provvedimento non individuerebbe concretamente i componenti della presunta rete che avrebbe favorito il viaggio. Una circostanza che, nella prospettiva difensiva, indebolirebbe l’ipotesi del collegamento criminale prospettato dal giudice.

Il videoclip, dunque, diventa il punto di collisione fra due letture.

Baby Gang era finito nuovamente in carcere il 17 marzo 2026, quando i carabinieri del Comando provinciale di Lecco avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura lecchese. Il provvedimento aveva coinvolto anche altre persone della sua cerchia.

Il procedimento riguarda, a vario titolo, ipotesi di detenzione, cessione e porto illegale di armi da fuoco, anche da guerra, ricettazione, rapina e lesioni aggravate in concorso. Al trapper sono inoltre contestati maltrattamenti e lesioni nei confronti della convivente.

L’arresto era arrivato a pochi giorni dalla condanna del 4 marzo a due anni e otto mesi per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Un precedente che contribuisce a spiegare perché, nella valutazione del gip, assumano rilievo anche la condotta successiva e il rispetto delle prescrizioni giudiziarie.

La prossima data da segnare è dunque quella del 13 novembre. Il Tribunale del Riesame di Milano dovrà esaminare le contestazioni della difesa contro la conferma della custodia in carcere e valutare la richiesta di una misura alternativa, con permanenza in comunità e controllo elettronico.

Nel ricorso, il legale richiama anche le condizioni personali del cantante, facendo riferimento a un disturbo psichiatrico e all’abuso di sostanze stupefacenti, e sostiene la necessità di consentirgli di proseguire un percorso terapeutico individualizzato. Il gip ha ritenuto che le esigenze cautelari prevalessero sulla soluzione proposta, richiamando i precedenti, il rischio di inosservanza delle prescrizioni e la capacità del rapper di fare affidamento sulla propria cerchia.

Il Riesame dovrà confrontarsi con queste ragioni e con le obiezioni difensive.

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