Cavagna, l’appello dell’associazione Bovara: «No a nuove costruzioni»

La variante al PGT di Lecco riaccende l’attenzione su Cavagna, nucleo storico-agricolo di Lecco. L’Associazione Bovara lancia l’allarme sul rischio edificatorio in quello che definisce «l’ultimo vero scenario manzoniano» del territorio.

Lecco

Un angolo di Lecco che per secoli ha resistito a trasformazioni, sviluppo edilizio e urbanizzazioni, oggi torna al centro dell’attenzione pubblica. È Cavagna, nucleo rurale della fascia pedemontana cittadina, uno dei pochi contesti rimasti intatti nella sua conformazione originaria. Un paesaggio agricolo che, tra prati sfalciati, mulattiere storiche e cascine, racconta un’identità ancora riconoscibile e che l’Associazione Giuseppe Bovara definisce «l’ultimo vero scenario manzoniano» del territorio lecchese.

Il motivo del nuovo fronte di attenzione è la variante del PGT attualmente in discussione, che – nella prima stesura – prevede la possibilità di edificazione proprio nell’area considerata più significativa del comprensorio. Una scelta che, secondo Bovara, metterebbe a rischio in maniera definitiva un patrimonio storico e paesaggistico che la città ha dimostrato di riconoscere e valorizzare.

Il riferimento è al successo ottenuto nel 2022 nell’iniziativa FAI «I Luoghi del Cuore», quando oltre ottomila segnalazioni portarono Cavagna al primo posto provinciale e tra i primi a livello regionale. Un risultato sostenuto da cittadini, scuole, associazioni e dallo stesso Comune di Lecco, che a margine di quella campagna garantì la salvaguardia dell’area e ne riconobbe il valore culturale e identitario.

Per l’associazione, l’attuale proposta urbanistica contraddice quegli impegni: «Si parla di sostenibilità, di consumo zero di suolo e di tutela ambientale, ma poi si interviene proprio sui luoghi più fragili e strategici», si legge nel documento inviato all’amministrazione. A preoccupare non è solo la previsione edilizia in sé, ma la collocazione: la parte più visibile e panoramica, quella che mantiene la continuità tra il nucleo storico e i prati aperti, luogo ancora oggi attraversato da greggi e percorsi escursionistici.

Bovara invita cittadini e realtà associative a esprimersi senza attendere esiti già scritti: «Il paesaggio è bene comune e la sua tutela non può essere delegata né rimandata». L’appello è chiaro: partecipare, commentare, contribuire al dibattito e chiedere una revisione delle previsioni urbanistiche prima che diventino irreversibili.

La conclusione, affidata a una citazione manzoniana inserita dall’associazione nel testo, suona come un avvertimento: «Del senno di poi son piene le fosse».

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