Centro sportivo Bione: «Rischi per il Comune con il piano In Sport»

La commissione. Secondo i consulenti della giunta la proposta del gestore è economicamente sbilanciata. Chiesta una revisione della condizioni finanziarie.

Lecco

«Se a queste prescrizioni non viene data una risposta nel merito il processo si interrompe». Le rassicurazioni fornite dall’assessore allo Sport Emanuele Torri alla fine della commissione di martedì sera, convocata per esaminare il provvedimento di “dichiarazione di pubblica utilità” sulla proposta della cordata di In Sport e Intesa Costruzioni per la riqualificazione del centro sportivo Bione, non hanno alleviato le perplessità dell’aula.

Come precisato dallo stesso Torri, solo due delle otto prescrizioni, quelle relative alla necessità di prevedere spazi per il riscaldamento prepartita, per attività come il sollevamento pesi e per il magazzino, sono frutto del confronto con le associazioni sportive. Tutte le altre toccano i cardini economico – finanziari e giuridici di una proposta di partenariato pubblico – privato che, va ricordato, prevede interventi per circa 26 milioni di euro, di cui 24 milioni a carico del Comune attraverso la locazione e poco più di un milione a carico dei privati. Per esempio, si chiede ai proponenti di aggiornare la “regolazione dei rapporti tra le parti prevedendo una diversa regolazione dei rischi”, aggiornare il “quadro economico – finanziario della proposta” al fine di “ottemperare in modo equilibrato la possibile rideterminazione delle condizioni finanziarie derivanti da un più incisivo trasferimento dei rischi di costruzione e disponibilità in capo ai proponenti”.

Queste prescrizioni sono il frutto del lavoro svolto dai due consulenti esterni scelti dal Comune, l’avvocato Paola Roullet e il commercialista Fabrizio Robbiano. «Si pensa sempre alla “parte mattone” – ha spiegato l’avvocato Roullet – ma, poiché il partenariato è un contratto di lungo periodo, bisogna prestare molta attenzione alla parte di gestione. Qualora si decidesse di procedere, nella redazione del testo finale della convenzione sarà necessario inserire degli strumenti efficaci per controllare l’operatore e impedirgli di gestire male il centro sportivo, per esempio non facendo le manutenzioni». In estrema sintesi, l’operatore si deve assumere in modo sostanziale il cosiddetto “rischio operativo”, ovvero il rischio di non recuperare l’investimento o subire un aumento dei costi dell’opera. Oltre a questo scorretto “posizionamento” dei rischi tra le parti, i due consulenti hanno rilevato come tanto la bozza di convenzione quanto il piano economico – finanziario siano al momento “prematuri” perché quello presentato dalla cordata è solo un “documento di fattibilità delle alternative progettuali”.

Solo in caso di approvazione della “dichiarazione di pubblica utilità” i proponenti potranno eventualmente sviluppare il progetto di fattibilità in cui dovranno recepire tutte le prescrizioni indicate dal Comune nonché i pareri che enti come Ats hanno formulato nella conferenza dei servizi preliminare. «La convenzione – ha aggiunto Fabrizio Robbiano - al momento prevede che il Comune si impegna a pagare i canoni di locazione e, in caso di indisponibilità degli impianti durante i vent’anni, viene applicato un sistema di penali al gestore. Questa modalità non è pienamente conforme alle disposizioni del codice degli appalti, il quale prevede che il Comune trattenga parte del canone di locazione qualora gli impianti diventassero non disponibili».

Il 25 marzo ci sarà una seconda commissione sul tema prima dell’arrivo del provvedimento in Consiglio comunale il 30 marzo. «Le relazioni dei professionisti restituiscono un quadro di fattibilità di questo progetto estremamente fragile» ha osservato Lorella Cesana di Lecco ideale.

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