Dopo il Pnrr: la sfida delle città. Incontro a Lecco con Maria Elena Boschi

A Lecco il confronto promosso da Italia Viva con Maria Elena Boschi guarda oltre i fondi straordinari: tra opere da completare, nuove povertà e coesione sociale, il nodo resta il futuro dopo il PNRR.

Lecco

C’è una parola che torna più volte e che più di altre fotografa il senso del dibattito promosso da Italia Vuiva a Lecco: “dopo”. Dopo il PNRR, dopo la stagione dei finanziamenti straordinari, dopo quella che per molti amministratori locali è stata una corsa contro il tempo. È attorno a questo interrogativo che si è sviluppato l’appuntamento del 23 aprile a Palazzo Falck, con la partecipazione dell’onorevole Maria Elena Boschi, del deputato Mauro Del Barba e del sindaco Mauro Gattinoni. Un incontro che ha avuto anche un evidente risvolto politico, nel pieno della campagna elettorale, ma che ha provato a spostare lo sguardo oltre l’immediato consenso. Perché, come è stato sottolineato, «il futuro delle città non si gioca solo nei fondi disponibili, ma nelle scelte e nelle prospettive».

Nel suo intervento, Boschi ha rivendicato con chiarezza il lavoro svolto dall’amministrazione lecchese negli ultimi anni, sottolineando come «dopo questi anni possiamo vedere e apprezzare i risultati per la città» e come il sindaco Gattinoni «abbia saputo sfruttare a pieno le risorse del PNRR». Un sostegno politico netto, che si traduce anche in una scelta di continuità: «abbiamo sempre sostenuto il lavoro di Mauro Gattinoni», ha ribadito. Non solo opere, però. Nella lettura proposta dall’ex ministra, il tema della sicurezza viene declinato in modo più ampio: «non è soltanto presidio alle forze dell’ordine, ma coinvolgere soprattutto i più giovani in progetti culturali, di sport, sociali».

Una visione che rimanda direttamente a un’altra parola chiave emersa durante l’incontro: comunità. Perché, in un contesto urbano segnato da fragilità crescenti, la tenuta delle città passa sempre più dalla capacità di costruire legami, occasioni, percorsi condivisi. Non è un caso che l’onorevole Boschi abbia fatto tappa anche alla Casa della Carità, dove il confronto con operatori e volontari ha offerto uno spaccato concreto delle difficoltà sociali del territorio. «Abbiamo visitato la Caritas e visto quante famiglie, non solo straniere ma anche italiane, oggi fanno fatica ad arrivare a fine mese», ha osservato, richiamando il tema del caro vita e delle nuove povertà. Un passaggio che riporta il dibattito dal livello delle grandi opere a quello, meno visibile ma più urgente, dei bisogni quotidiani.

Ed è proprio su questo terreno che si inserisce il ragionamento politico più ampio. Italia Viva rivendica il proprio ruolo dentro un’area progressista più larga, sottolineando la necessità di «lavorare per una coalizione che possa essere alternativa di governo», già oggi impegnata «su tanti territori» e su proposte concrete per famiglie e imprese. Un richiamo esplicito al cosiddetto campo largo, che però – almeno nelle intenzioni – non si esaurisce in una formula elettorale, ma punta a costruire una piattaforma comune su temi come lavoro, sanità e costo della vita.

Ma il cuore dell’incontro resta inevitabilmente il “dopo PNRR”. E qui il tono si fa meno celebrativo e più preoccupato. «È la grande incognita», ha detto Boschi, mettendo in fila criticità già emerse in diversi territori: comuni in ritardo, cantieri bloccati, imprese fallite, risorse non ancora spese. Il rischio, esplicitato senza troppi giri di parole, è quello di lasciare sul territorio opere incompiute proprio mentre si chiude la stagione dei finanziamenti europei. «Non possiamo immaginare che restino queste opere incompiute», ha ammonito, chiedendo al governo indicazioni chiare su come completare e soprattutto gestire nel tempo gli interventi realizzati. Da qui l’attacco all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusato di non fornire risposte in una fase economica già complessa.

Ma al di là del confronto politico nazionale, resta una questione che riguarda da vicino realtà come Lecco: come trasformare risorse straordinarie in sviluppo stabile. E, soprattutto, come evitare che alla fine dei fondi resti un territorio più ricco di opere ma non necessariamente più coeso. Perché, come è emerso più volte durante l’incontro e nelle tappe della giornata, la sfida dei prossimi anni non sarà soltanto completare i cantieri, ma tenere insieme le città. E questa, a differenza del PNRR, non si finanzia con un bando.

© RIPRODUZIONE RISERVATA