Falsi investimenti, truffe e riciclaggio: smantellata organizzazione attiva anche a Lecco. Nove arresti

Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno eseguito nove misure cautelari e sequestri per oltre 1,6 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta su truffe con il sistema “Ponzi”, riciclaggio ed estorsioni. Coinvolta anche la provincia di Lecco.

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Lecco

Promettevano guadagni facili grazie al noleggio di auto di lusso, con rendimenti mensili fino al 3 per cento. Dietro l’apparente opportunità di investimento, secondo gli investigatori, si nascondeva invece una strutturata organizzazione criminale attiva tra Lombardia, Toscana e Calabria, finita al centro di una vasta operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo.

La Guardia di Finanza e la Polizia di Stato di Bergamo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di nove persone residenti nelle province di Bergamo, Brescia, Firenze, Mantova, Monza Brianza e Vibo Valentia.

Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività di investimento, truffa, formazione fittizia di capitali, reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio.

Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca, nei confronti di alcuni indagati e delle società a loro riconducibili, per un valore complessivo superiore a 1 milione e 600 mila euro.

L’operazione è il risultato di un’articolata attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Bergamo e dalla Squadra Mobile della Questura di Bergamo. Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di una strutturata organizzazione criminale, ramificata nelle province di Bergamo, Arezzo, Brescia, Firenze e Lecco, dedita alla commissione di numerosi reati attraverso una rete di società create e utilizzate tramite prestanome.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo fraudolento ricalcava il noto “schema Ponzi”. Agli investitori veniva prospettata, previo versamento di una cauzione, la possibilità di ottenere rendimenti mensili compresi tra il 2 e il 3 per cento grazie al presunto sub-noleggio di auto di lusso fornite da una società con sede nel Bresciano.

I contratti stipulati con i clienti facevano espresso riferimento a fondi comuni di investimento, nonostante le società coinvolte non fossero autorizzate alla gestione del risparmio né risultassero iscritte agli albi sottoposti alla vigilanza in materia finanziaria.

Le somme raccolte venivano fatte confluire sui conti di società costituite ad hoc e intestate a prestanome, giustificando i flussi mediante emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il denaro sarebbe poi stato trasferito attraverso una serie di movimentazioni tra società riconducibili al gruppo e conti personali degli indagati, fino a raggiungere anche società estere con rapporti bancari in Irlanda e Slovenia.

Le indagini hanno inoltre consentito di accertare che, in un caso, l’organizzazione avrebbe convinto una vittima, erede di una rilevante somma di denaro, ad affidare gran parte del proprio patrimonio facendo leva sul desiderio di avviare una struttura di ricovero per cani. Per rendere credibile il progetto, uno degli indagati avrebbe accompagnato la donna presso uno studio notarile di Roma per costituire la società, ritirando subito dopo l’assegno destinato al capitale sociale.

Secondo gli investigatori, gli indagati organizzavano anche incontri e serate conviviali in provincia di Bergamo per rafforzare i rapporti personali con le vittime e consolidarne la fiducia.

Nel corso delle indagini è inoltre emerso che il gruppo criminale si sarebbe avvalso di due soggetti di origine calabrese per esercitare pressioni sulle vittime, sia per ottenere ulteriori somme di denaro sia per dissuaderle dal rivolgersi alle forze dell’ordine.

In questo contesto sono stati ricostruiti anche casi di estorsioni, caratterizzati da minacce di morte e violenze fisiche. In un caso, una vittima sarebbe stata brutalmente percossa durante una spedizione punitiva e privata di una Lamborghini precedentemente affidata, venendo costretta a versare una somma di denaro per presunti danni al veicolo. Tra le minacce documentate dagli investigatori figurano frasi come: «se entro l’una non sei qua, vengo, ti prendo e ti stacco la testa» e «se vostro marito non paga, lo incappuccio, lo metto nel cofano della macchina e lo porto in Calabria alla cava».

All’operazione hanno partecipato oltre cento tra poliziotti e finanzieri, con il supporto di elicotteri e unità cinofile, impegnati in diverse aree del Paese.

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