Futuro della Monte Piazzo: in campo varianti fino a 1,5 miliardi

Anas studia due alternative per portare la Statale 36 fuori dal corpo di frana: una da 3-4 chilometri e 600-700 milioni, l’altra di circa 10 chilometri e oltre un miliardo e mezzo.

Lettura 1 min.

Lecco

Una variante da 3 – 4 chilometri e 600 – 700 milioni di costo o una variante da una decina di chilometri da oltre un miliardo e mezzo. Benché ancora del tutto approssimativi, i numeri citati dall’ingegner Matteo Castiglioni, responsabile di Anas per la Lombardia, durante l’audizione alla commissione infrastrutture del consiglio regionale fotografano chiaramente il peso della scelta che le istituzioni si troveranno di fronte tra qualche mese per quanto riguarda il futuro della galleria Monte Piazzo, cuore pulsante della statale 36 nell’alto lago. “La galleria è lunga 2.5 chilometri ed è stata costruita negli anni Settanta, – ha spiegato Castiglioni – quando non c’erano le conoscenze ingegneristiche e geologiche di oggi. La galleria è inserita in un corpo di frana e passa sulla faglia, dove le sollecitazioni sono le peggiori soprattutto quando piove”.

Come sottolineato dal dirigente Anas, l’intervento di messa in sicurezza e riqualificazione impiantistica da 77 milioni di euro avviato in occasione delle Olimpiadi invernali “segue e completa gli interventi succedutisi nel tempo” visto che “la galleria Monte Piazzo ha iniziato ad avere problemi a metà anni Ottanta”. “Il cantiere in corso è stato ultimato al 95% per le opere civili. – ha aggiunto Castiglioni – Stiamo realizzando gli ultimi interventi nella canna nord dove poi manca la riqualificazione degli impianti che verrà completata la prossima primavera. Se la galleria fosse stata sempre completamente chiusa il lavoro sarebbe stato realizzato in metà del tempo ma per garantire la circolazione in statale 36 abbiamo concentrato il 90% delle chiusure e degli interventi in orario notturno, cosa che è costata fatica e ha allungato i tempi. È stato realizzato tra l’altro un rivestimento in cemento armato che ci dà garanzie sulla vita utile della galleria”.

Castiglioni ha ribadito come in ingegneria il concetto di “vita utile”, stimata per la Monte Piazzo in 15 anni dopo questi lavori, non sia “come la scadenza dello yogurt” e che “l’installazione di un sofisticato sistema di monitoraggio consente di tenere sotto controllo le sollecitazioni che la galleria riceve”. In parallelo, Anas ha dato un incarico ad una società di ingegneria di predisporre degli studi di fattibilità per un percorso alternativo utile a portare il tracciato della galleria fuori dal corpo di una frana che, benché la zona più critica per la galleria sia ridotta, in realtà interessa tutto il versante del monte Legnoncino. “Quando lo studio di fattibilità sarà pronto lo illustreremo” ha assicurato Castiglioni. “Ho chiesto – ha osservato il meloniano Giacomo Zamperini - che questo approfondimento venga portato avanti nel minor tempo possibile. Quando avremo sul tavolo le alternative, dovremo confrontarci con Regione e con tutti gli amministratori del territorio per capire quale strada intraprendere. Quanti interventi strutturali alternativi avremmo potuto immaginare e sostenere dagli anni Ottanta a oggi?”. Anche il consigliere regionale del Pd Gian Mario Fragomeli ha “invitato a percorrere velocemente la strada delle due varianti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA