Giorno del Ricordo, a Lecco la testimonianza degli esuli istriani

Cerimonia in piazza Cermenati per non dimenticare la tragedia delle Foibe

Lecco

«Durante gli anni della guerra, a mio padre Raico venne ordinato di partecipare insieme ad altri all’uccisione degli italiani nelle Foibe. Egli si rifiutò di eseguire quell’ordine, disertò, venne catturato e fu deportato nei campi di concentramento». Le parole con cui il giornalista Mario Stojanovic ha raccontato la storia del padre Raico, scomparso nel 1972, sono state il momento più emozionante della cerimonia per il giorno del Ricordo, svoltasi martedì mattina a Lecco. «Noi novantenni – ha ricordato Enzo Patuzzi, esule istriano nonché rappresentante dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – assistiamo con tristezza a contestazioni incomprensibili sostenute da movimenti politici affini a quelli che suggerirono a quei tempi quelle atrocità. Gli stessi indicano quelle atrocità come ritorsione per quanto subito dal popolo jugoslavo da parte dei soldati italiani durante l’occupazione. La vendetta non ha mai cancellato l’offesa ma ha sempre aggiunto dolore a dolore. Il desiderio di noi testimoni è sempre stato quello di offrire il ricordo delle sofferenze subite a sostegno dei valori del bene contro le malvagità».

All’inizio della cerimonia, la presidente della Provincia, Alessandra Hofmann, ha ricordato un altro storico rappresentante dell’associazione, ovvero Adriano Jadran Savarin, scomparso un anno fa. «Dobbiamo essere tutti orgogliosi della nostra identità – ha aggiunto Hofmann – Ricordare serve ad onorare la memoria di persone che hanno sofferto e subito persecuzioni e violenze. Ricordare serve a comprendere l’importanza della pace, della tolleranza e del rispetto reciproco».

La cerimonia si è svolta in piazza Cermenati e non in riva Martiri delle Foibe perché quest’ultima era inagibile per via del cantiere per la riqualificazione del lungolago. «Nulla poteva giustificare una violenza cieca contro persone colpevoli solo di essere italiani. È stata una pulizia etnica in piena regola, espressione che purtroppo oggi si può estendere a molte aree del mondo, dilaniate da conflitti disumani» ha ricordato il prefetto Paolo Ponta. Poco prima, nel suo intervento istituzionale, il sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, aveva raccontato il suo recente viaggio istituzionale nei territori palestinesi assieme ad altri sindaci lombardi. «Ho visto – ha sottolineato il primo cittadino – una popolazione scientificamente vessata nell’agire quotidiano, privata di acqua, cibo, elettricità, casa, terra, privata del lavoro, del sostentamento materiale per le proprie famiglie. Di che cosa vogliamo fare ricordo? Di popolazioni martoriate, che per motivi etnici o religiosi sono costrette a fuggire dalle proprie case, costrette nei fatti a lasciare la propria terra, la propria famiglia, abbandonare la propria libertà. Il giorno del Ricordo ci chiede uno sguardo lungo, che sappia agganciare la storia con il presente, la verità e le responsabilità».

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