«Gli inascoltati siamo tutti noi»
Presentato il libro di Minonzio
L’evento Romanzo d’esordio per il direttore di Provincia e Unica Tv Il dialogo con Vitali e l’eclissi del giornalismo: «Abituati alle tragedie»
Lettura 1 min.Grande partecipazione ieri pomeriggio, al Libraccio a Lecco, alla presentazione del romanzo “Gli inascoltati” (Polidoro Edizioni) di Diego Minonzio. L’ attuale direttore della Provincia di Como, La Provincia di Lecco, La Provincia di Sondrio e Unica Tv, ha dialogato con lo scrittore Andrea Vitali su questa sua opera prima, che si discosta in maniera netta dalla narrativa contemporanea che affolla le librerie.
Un elemento che vogliamo sottolineare è quello linguistico, perché una volta tanto c’è un autore che ha fatto una scelta precisa, quella di non ammiccare alla platea dei possibili lettori. Il linguaggio usato da Minonzio è quello esplosivo dell’accumulo, della voluta ridondanza. Andrea Vitali ha iniziato la chiacchierata partendo dalla citazione di Thomas Bernard, che precede il primo capitolo (“Gli altri esseri umani li trovai nella direzione opposta”) ed ha chiesto a Minonzio se lo scrittore austriaco sia il “padre nobile” del suo romanzo: «Ho cercato di riproporre, ovviamente senza scimmiottarla, l’atmosfera del romanzo di Bernard “A colpi d’ascia”. Un testo in cui lo scrittore usa la sua prosa come un’ascia per fare a pezzi la superficialità e l’inconsistenza di certi intellettuali del suo tempo». Da Bernard si è passati a Celine. Vitali ha parlato così del romanzo di Minonzio come una sorta di “Viaggio al termine del giornalismo”. «Il giornalismo tradizionale si avvia alla fine o meglio è già morto anche se nessuno pare rendersene conto. – ha precisato Minonzio – Ma c’è un aspetto ancora più grave e cioè che il giornalismo non è in grado di cambiare le sorti del mondo. Questo perché ciascuno di noi è segnato dalle “ferite” personali soprattutto quelle dei primi anni d’età. Non sono le grandi tragedie come le Torri Gemelle, il Covid o Gaza a cambiarci, perché in breve tempo quei fatti riusciamo a rimuoverli. Gli esseri umani non possono sopportare i disastri e per difendersi li allontanano. Riusciamo ad abituarci a tutto, mentre ciò che ti segna è quel dolore là, quello che è dentro di te sin dall’infanzia».
Tornando a parlare di giornalismo, Minonzio ha parlato di un episodio accaduto nella redazione di Libero: «Un bel giorno arrivò una nuova giornalista, che fu presto battezzata come la “Multipla” per il suo aspetto fisico. Destinata alla cronaca si dimostrò un vero disastro ed era diventata l’oggetto dei commenti più feroci. Una mattina sfogliando il Corriere della Sera, apprendemmo che l’Osservatore Romano aveva assunto la prima giornalista: era la “Multipla”. Scoprimmo allora che si era laureata a pieni voti con una tesi di prestigio e che era una donna di valore, sarebbe semplicemente bastato trovarle un altro incarico che non fosse la cronaca. Ma le redazioni sono fatte per annientare il talento».
Infine, Andrea Vitali ha posto la domanda delle domande, ovvero ha chiesto all’autore chi siano gli “inascoltati” del titolo: «Sono i protagonisti del romanzo ed in generale gli esseri umani. Tutti loro gridano al mondo il dolore da cui sono attanagliati, ma nessuno li prende in considerazione perché ciascuno è impegnato ad ascoltare se stesso. Insomma, la verità è che siamo dei mostri».
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