«Ha portato alla luce l’opera di Dio»

Il rito funebre di don Angelo Casati celebrato ieri a Milano nella chiesa di Santa Maria della Passione L’arcivescovo Delpini così lo ha ricordato: «Ha avuto il dono della parola e l’ha messo a servizio delle comunità»

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Nella chiesa di Santa Maria della Passione, a Milano, si sono celebrati ieri i funerali di don Angelo Casati, prete ambrosiano deceduto lunedì.

All’inizio della celebrazione, presieduta da mons. Giuseppe Vegezzi, Vescovo ausiliare e Vicario episcopale per la città di Milano, è stato letto un messaggio dell’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, che ha ricordato don Angelo Casati come un prete che ha «scrutato le Scritture come un viandante assetato che cerca la sorgente e ha tradotto in parole i trasalimenti e lo stupore, la commozione e l’intuizione che le Scritture gli hanno regalato».

L’Arcivescovo ha sottolineato: «Ha avuto il dono della parola e l’ha messo a servizio delle comunità in cui ha esercitato il suo ministero, insegnando in Seminario, svolgendo il ministero di Vicario nella parrocchia di San Giovanni a Busto Arsizio, il ministero di parroco nella parrocchia di San Giovanni in Lecco e di San Giovanni in Laterano in Milano, fino agli ultimi anni in San Francesco di Paola in Milano».

Nato a Milano nel 1931, don Angelo Casati, stimato autore di commenti sulla Bibbia e di raccolte di poesie, è stato ordinato presbitero nel 1954.

Ha insegnato nei Seminari diocesani, per poi svolgere, dal 1967 al 1973, il ministero di vicario parrocchiale a Busto Arsizio e, successivamente, quello di parroco a Lecco (1973-1986). Per oltre vent’anni, dal 1986 al 2008, è stato parroco di San Giovanni in Laterano a Milano, per poi diventare prete residente nella parrocchia di San Francesco di Paola, sempre a Milano. Già negli anni Novanta aveva aperto un blog molto seguito, «Sulla soglia», nel quale pubblicava le sue riflessioni.

«Con la sua parola - si legge ancora nel messaggio di monsignor Delpini - ha raggiunto molti e ha condiviso le inquietudini e le illuminazioni che hanno portato alla luce l’opera di Dio nell’intimo di ciascuno, percorsi di conversione nelle comunità cristiane, gemito e splendore della società dello scontento e della ricerca sorprendente. Con il suo fisico minuto, con la sua voce sommessa, con il suo animo mite, senza accondiscendenza, va ora incontro al Signore perché l’ascolto diventi visione e l’inquietudine si compia nella comunione. A noi lascia parole che parlano ancora e la testimonianza che incoraggia il nostro cammino».

Don Angelo molti anni ha commentato il Vangelo della domenica per Chiesadimilano.it. Era amico del cardinale Carlo Maria Martini, morto quattordici anni fa lo stesso giorno di don Angelo Casati. Un forte legame quello con Martini, diventato nel tempo suo confidente e amico. Accomunati dalla propensione al dialogo tra il mondo religioso e quello laico, dalla volontà di tradurre il Vangelo nella missione pastorale della Chiesa.

Ed è stato proprio a Lecco il primo contatto tra i due: don Angelo allora a capo della parrocchia di San Giovanni Evangelista invita padre David Maria Turoldo, suscitando le resistenze del mondo ecclesiale lariano. Il frate evita di partecipare all’incontro e di conseguenza il sacerdote invia una lettera di rimostranze all’allora neo arcivescovo di Milano Martini. La risposta rammaricata è l’inizio di un confronto che si sarebbe evoluto e intensificato nei decenni, sfociando in un rapporto di profonda amicizia e condivisione.

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