Il digitale non è più un mistero per oltre cinquemila lecchesi

Bilancio positivo per il progetto di Facilitazione digitale promosso da una rete di associazioni in 29 comuni

Per anni si è detto che tutto sarebbe diventato digitale. Poi, però, davanti a uno SPID da attivare o a un fascicolo sanitario da aprire, migliaia di persone si sono ritrovate sole davanti a uno schermo. In provincia di Lecco, nell’ultimo anno, qualcuno ha deciso di colmare quel vuoto con una soluzione sorprendentemente semplice: mettere accanto ai cittadini altre persone. Competenti, pazienti e presenti sul territorio.

Sono 5.474 i cittadini della provincia di Lecco che, in poco più di un anno, hanno chiesto una mano per non restare indietro nel mondo digitale.

Da marzo 2025 ad aprile 2026 il progetto di Facilitazione digitale, con capofila il Cpia di Lecco “Fabrizio De André”, ha portato nei territori computer, sportelli e soprattutto persone. Persone competenti: 46 facilitatori digitali, attivi in 36 punti mobili, hanno affiancato cittadini di tutte le età nei passaggi più delicati della burocrazia online.

SPID, CIE, fascicolo sanitario elettronico, registro elettronico scolastico, domande alla pubblica amministrazione. E ancora corsi online, MOOC, formazione asincrona. Non sigle da convegno, ma problemi quotidiani risolti uno alla volta, accanto a chi spesso si sentiva escluso.

Un progetto di rete, nel senso concreto del termine. Ne hanno fatto parte i Centri per l’Impiego, 29 Comuni del territorio, gli ambiti sociali di Lecco, Merate e della Comunità Montana Valsassina Valvarrone Val d’Esino e Riviera, la Provincia di Lecco e il Comune di Lecco, che ha aperto i propri uffici ai facilitatori.

Fondamentale anche il contributo del Terzo settore: ARCI, ADOC, ANOLF, CRI, AUSER, CSV Monza Lecco Sondrio e Les Cultures. Accanto a loro l’Impresa sociale Consorzio Girasole e Rete Salute Merate, preziose nel tenere i fili con i Comuni. Regione Lombardia ha sostenuto il progetto, rendendone possibile la realizzazione.

Dietro le quinte, ma non troppo, c’è stato anche il lavoro del personale del Cpia: insegnanti, amministrativi, collaboratori scolastici. E poi la stampa e i media locali, che hanno contribuito a far circolare l’informazione.

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