Cronaca / Lecco città
Giovedì 16 Luglio 2026
Un prato di alghe circonda l’isola Viscontea
Fenomeno inedito nel tratto di lago compreso fra ponte Vecchio e il quartiere di Pescarenico. Uno scherzo della natura che rischia di costare caro alla città
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Spunta un prato nel tratto di Adda fra il ponte Vecchio e l’isola Viscontea. Un miracolo. Complimenti al caldo, complimenti alle piogge che si sono fatte attendere, complimenti a chi di dovere: il blu dello scorrere non c’è più, sostituito da un verde che di speranzoso ha ben poco.
Il quadretto, in uno dei tratti più caratteristici della città, è a dir poco desolante: una distesa di alghe occupa il greto in secca, impreziosita da qualche tubo arrugginito che riemerge dal passato come un reperto archeologico, dalle folaghe che beccano a pelo d’acqua quasi fossero galline in un cortile e dalla spazzatura trascinata dalle onde che si impiglia nella fitta maglia tesa dai rami delle alghe.
Non si era mai vista una scena simile in questo tratto di lago. Qualcosa del genere succede oltre i ponti. La responsabile si chiama Elodea nuttallii, pianta acquatica originaria del Nord America, oggi incubo trasversale anche dei laghi europei. Pare sia arrivata da noi come soprammobile decorativo per acquari, per poi decidere — con encomiabile spirito d’iniziativa — di proliferare ovunque. Ed essendo pure una specie perenne, l’unica soluzione per liberarsene è estirparla: niente scorciatoie.
In mezzo al lago a mettere una pezza ci pensa di solito il battello spazzino, in acqua grazie all’Autorità di bacino con il contributo dei Comuni. Ma in questo lembo di fiume, chi se ne occuperà? Perché qualcuno, prima o poi, dovrà pur decidersi a sfalciare questo prato acquatico. E come sanno bene i residenti dei comuni già alle prese con l’elodea, dopo qualche settimana la pianta completa il suo ciclo vitale e comincia a marcire. Se a questo si aggiunge tutto ciò che resta incastrato tra i rami, trascinato dalla corrente, il risultato si immagina facilmente: un profumo tutt’altro che invitante, che di certo non farà la gioia di residenti e turisti a passeggio fra il ponte Vecchio e Pescarenico.
Chiunque abbia la responsabilità di intervenire, farebbe bene a sbrigarsi — magari prima che il “prato” diventi un’attrazione stabile — per il bene di una città che ambisce, con risultati fin qui incoraggianti, a concretizzare la propria vocazione turistica.
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