«La crescita di Lecco nasce da una strategia, ora gestiamo i flussi»

L’assessore regionale Massari punta sulla “gestione dei flussi” e la “dispersione territoriale” per valorizzare borghi e montagna, aumentando la permanenza media e puntando sul turismo esperienziale.

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Lecco

«Non dobbiamo più promuovere destinazioni: dobbiamo progettare connessioni».

Debora Massari parte da qui. Dalla frase che ormai ripete come una linea politica e insieme come una formula amministrativa: tenere insieme territori, distribuire flussi, evitare che il successo turistico del lago di Como finisca per schiacciare il lago stesso. L’assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda nelle scorse ore a Lecco, insieme al consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giacomo Zamperini, per incontrare operatori e stakeholder del settore. Mattina all’ufficio territoriale, pomeriggio sul lago e a Mandello del Lario. Sul tavolo soprattutto i numeri. E raccontano che il turismo lecchese non è più un fenomeno stagionale ma un’industria ormai strutturata.

Nel 2025 gli arrivi hanno raggiunto quota 558 mila, quasi 90 mila in più rispetto al 2024. I pernottamenti hanno superato 1,54 milioni, con un incremento di oltre 255 mila presenze. Per dieci mesi su dodici gli stranieri hanno superato gli italiani. Tedeschi, americani e francesi guidano la classifica delle provenienze, seguiti da polacchi, britannici e olandesi. Ancora più significativo il dato geografico: l’82,7 per cento dei pernottamenti si concentra fuori dal capoluogo, nei comuni del lago e della montagna. Colico sfiora le 209 mila presenze, Varenna supera le 147 mila, Bellano va oltre le 100 mila, Perledo arriva quasi a 89 mila. Mandello consolida la sua crescita con quasi 80 mila presenze.

Assessore, partiamo dai numeri: Lecco continua a crescere

Questi risultati non arrivano per caso. Sono il frutto di una strategia regionale che non ha puntato soltanto sulle grandi città, ma sulla messa in rete dei territori. Il turismo lombardo oggi si gioca qui, tra laghi, montagne, borghi e identità locali.

Il dato forse più interessante è che il turismo ormai si concentra fuori dal capoluogo.

Ed è un elemento molto positivo. La dispersione territoriale non è un limite, è una risorsa.

Però c’è una parola che ormai sul lago gira continuamente: overtourism.

È una parola che personalmente non amo. Preferisco parlare di gestione dei flussi. Perché il turismo resta un valore economico enorme e non possiamo leggerlo soltanto in chiave negativa.

Ma basta un weekend di sole per congestionare Varenna: file ai traghetti, treni pieni, code per i selfie.

Ed è per questo che servono organizzazione e pianificazione. I Comuni devono avere strumenti per governare i flussi. Regione Lombardia può dare linee guida e supporto, ma poi la gestione concreta riguarda il territorio.

È anche un modo per superare il turismo “mordi e fuggi”?

Esatto. Oggi la permanenza media in Lombardia è di 2,8 giorni. L’obiettivo è aumentarla. Vorremmo arrivare a quattro notti per il turismo europeo e a una settimana per quello americano o asiatico.

E come si convince un turista a fermarsi di più?

Con il turismo esperienziale. Oggi chi arriva qui non vuole soltanto vedere un panorama. Vuole vivere il territorio. Vuole entrare in un agriturismo, capire come nasce un prodotto tipico, scoprire l’artigianato, fare un cammino, vivere l’identità lombarda.

Nel frattempo però il turismo cambia anche il sistema dell’ospitalità. Nel Lecchese nel 2025 sono nate 1.129 nuove strutture ricettive, con oltre 5.300 posti letto aggiuntivi. E la crescita maggiore riguarda le locazioni turistiche.

È il segno di una partecipazione diffusa all’economia turistica. Oggi il sistema extra alberghiero rappresenta oltre il 75 per cento dei pernottamenti complessivi. Significa che il turismo non coinvolge più soltanto gli hotel tradizionali ma un’intera rete territoriale.

Lecco punta molto sull’outdoor: lago, bike, trekking, montagne.

E avete ragione. Oggi il turista cerca benessere, qualità della vita, wellness. Cerca aria pulita, cammini, ciclovie, esperienze all’aperto. Qui avete un equilibrio raro tra lago e montagna.

Durante gli incontri lecchesi è tornato anche un tema caro agli operatori economici del territorio: il turismo congressuale. Fabio Dadati, della Camera di Commercio Como-Lecco, insiste da tempo sulla necessità di un centro congressi a Lecco.

Sono assolutamente favorevole. Il turismo congressuale ha un impatto economico enorme. I dati Enit parlano di circa 15 miliardi di euro in Italia nel 2025. Ma soprattutto è un turismo che aiuta la destagionalizzazione.

L’ultima fotografia dei dati sulla reputazione digitale elaborati da D/AI Destinations: 144 mila tracce online analizzate e un sentiment complessivo di 86,2 su cento. Piacciono l’Orrido di Bellano, Villa Monastero, il Castello di Vezio, il lungolago di Lecco.

E questo dimostra che il turismo non si costruisce soltanto con la promozione. Si costruisce mantenendo alta la qualità dei luoghi, investendo in accessibilità, accoglienza e identità territoriale. La provincia di Lecco ha lago, montagna, storia, cultura, artigianato. Ha già tutti gli ingredienti.

Il punto, ormai, è capire come tenerli insieme senza consumarli.

Ed è esattamente questa la sfida dei prossimi anni.

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