La voce dei giovani iraniani in esilio a Lecco: «Il regime deve finire»

Arash Shojaei, trent’anni, vive a Lecco con la compagna: «Da tre giorni il Paese è in piazza per chiedere un futuro più libero»

Lecco

«Vogliamo che il popolo dell’Iran sia libero». C’è tutta l’energia di una generazione nelle parole con cui Arash Shojaei, trent’anni, racconta l’esilio a cui sono costretti lui e la sua compagna di un anno più giovane. Una generazione, quella dei trentenni iraniani, che non ha conosciuto altra forma di governo oltre il regime degli ayatollah.

«Siamo arrivati in Italia nel 2019 per studiare – racconta Shojaei – Sia io che la mia compagna abbiamo frequentato il Politecnico, io a Lecco mentre lei a Milano. Dopo la morte di Masha Amini e lo scoppio delle proteste “donna, vita, libertà” abbiamo iniziato a manifestare e abbiamo organizzato tante iniziative. Lì sono cominciati i problemi. Hanno minacciato le nostre famiglie in Iran. Hanno arrestato la famiglia della mia compagna. Abbiamo avuto problemi nel rinnovare il passaporto. Non vediamo le nostre famiglie da quattro anni perché, non avendo un passaporto valido, non possiamo uscire dall’Italia neanche per recarci in un paese vicino all’Iran. Nel febbraio 2024 abbiamo fatto richiesta per l’asilo politico ma siamo ancora in attesa della data per la commissione».

L’impegno di Arash Shojaei e della compagna, che dal 2024 vivono insieme in centro a Lecco, per la libertà del popolo iraniano non è mai venuto meno nonostante l’incertezza che contraddistingue tanto la loro situazione, viste le lentezze della burocrazia italiana anche su temi delicati come le richieste di asilo, quanto quella del paese. Da giorni l’Iran è attraversato da una nuova violenta ondata di proteste di piazza. Il numero di manifestanti uccisi dalla repressione del regime avrebbe già superato quota settanta. «Da più di tre giorni internet in Iran è bloccato – prosegue l’attivista – L’ultima volta che ho parlato con i miei genitori stavano manifestando e mi hanno raccontato che i militari avevano iniziato a lanciare gas lacrimogeni. Loro però non possono parlare liberamente al telefono. Questo regime sta soffocando la popolazione: non c’è libertà di parola e la situazione economica è terribile. Oggi un euro vale 1.1 milioni di rial. Il 60% della popolazione non ha i soldi per comprare la carne da mangiare. Oltre il 70% della popolazione non vuole più questo regime e chiede il ritorno dello scià. Durante le proteste per “donna, vita, libertà” il regime ha ucciso molti giovani. Noi vogliamo parlare anche per quelle persone che sono state uccise e continueremo a manifestare. Vogliamo che il popolo dell’Iran sia libero, che gli iraniani possano dire ciò che vogliono e comprare ciò che vogliono».

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