Cronaca / Lecco città
Giovedì 15 Gennaio 2026
Lecchese salva uno sciatore svizzero rimasto sepolto sotto la neve
Matteo Zilla, direttore creativo originario di Castello, ha estratto un trentenne dalla neve dopo che era sprofondato mentre sciava a Engelberg, a mezz’ora da Lucerna. Il momento del salvataggio ripreso con la telecamera sul casco
Lecco
Un eroe lecchese. Si chiama Matteo Zilla e sabato scorso, 10 gennaio, ha salvato un trentenne svizzero sepolto sotto la neve dopo un salto su un dosso che lo aveva portato a sprofondare parecchi centimetri dentro una “duna” di coltre bianca. Lui, direttore creativo di una ditta di materiale sportivo a Lucerna, 37 anni, originario di via Seminario a Castello, stava sciando in neve bassa a Engelberg, a mezz’ora da Lucerna, quando a un certo punto, ha notato una persona che cercava di risalire di corsa la pendenza. «Pensavo avesse perso uno sci – spiega –. Sono sceso con gli sci per aiutare, poi mi sono girato e ho visto uno scarponi da sci che spuntava dalla neve. Ho iniziato a scavare. Per fortuna, è finita bene».
Quindi Matteo Zilla ha condiviso un video e, come sempre accade sui social, si sono sprecati i commenti stupidi (da quello che lo accusa di filmare e non aiutare, quando si vede bene che ha una GoPro sul casco da sci e dunque non è per niente impedito nel farlo, a quello che gli rimprovera di aver fatto scena, che quella era solo “polvere di neve”). «Ho condiviso un video su Instagram non per sensazionalizzare il momento, ma per evidenziare due cose semplici: quanto possono essere pericolose le montagne e quanto sia importante aiutarsi a vicenda. Quello che mi ha sorpreso sono state alcune delle reazioni: commenti aggressivi, giudizi forti, scritti senza conoscere il contesto, la situazione o le persone coinvolte. E mi ha fatto riflettere oltre questo episodio: com’è possibile che nel 2026 siamo così rapidi a commentare, ma così riluttanti a capire? Forse perché è più facile giudicare che fermarsi. È più facile avere un’opinione che prendersi la responsabilità. È più facile scrivere da uno schermo che recitare nella vita reale. In montagna — come nella vita e nel lavoro — ho imparato una cosa: non sai mai davvero cosa sta passando qualcuno a meno che tu non sia lì, condividendo la stessa situazione. Un po’ più di ascolto, un po’ meno rumore e magari, quando conta, una mano d’aiuto invece di un commento».
D’altronde la situazione era tutt’altro che semplice. Matteo ci spiega: «Questo ragazzo, dell’apparente età di 30 anni, ha saltato un dosso e poi subito dopo c’era un tratto piano con tanta neve. È praticamente “esploso”, ovvero è stato ricoperto completamente da parecchi centimetri di neve. Io quando sono arrivato gli ho solo detto di chiudere un momento la bocca, per liberarlo dalla neve che gli stava intorno, e poi insieme ad altri ho cominciato a scavare. Era sotto shock e siamo stati con lui un po’ per vedere che tutto fosse a posto. Poi se n’è andato con le sue gambe e tutto è finito bene. Che spavento, però, che ho preso. Per fortuna ho fatto i corsi anti valanga». Zilla non si era mai trovato in situazioni del genere. «Una volta sola mi sono trovato con parte delle gambe sotto una valanga, ma non in situazioni così. Per fortuna l’addestramento mi è servito ad aiutare altri. Ma non c’è stato nulla di eroico in quel che ho fatto. Penso l’avrebbero fatto tutti, nella mia condizione».
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