Lecco: Delpini al Santuario della Vittoria per la proposta pastorale

L’arcivescovo ha risposto a domande su sinodalità e casa. Citazioni letterarie hanno accompagnato la riflessione.

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Lecco

Giovedì sera l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha presieduto un affollato incontro al Santuario della Beata Vergine della Vittoria a Lecco. Intitolato «Un’onda di suono nella notte dell’inquietudine», l’appuntamento ha voluto approfondire i temi della proposta pastorale 2026/2027 («Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?»).

Una lettera pastorale molto manzoniana, che prende le mosse dall’esclamazione dell’Innominato, turbato e incuriosito dal suono festoso delle campane che interrompe la sua notte di angoscia. La serata di meditazione è stata introdotta dal prevosto di Lecco, monsignor Bortolo Uberti, a cui ha fatto seguito l’intervento dell’attore Fabio Sarti che ha letto le pagine della famosa «Notte dell’Innominato», tra i passaggi più intensi dei «Promessi sposi», in cui l’inquietudine interiore diventa occasione di ricerca e possibile cambiamento.

Sono poi intervenuti alcuni laici che hanno sottoposto all’arcivescovo delle domande a partire dai contenuti della lettera pastorale. Il primo è stato Virginio Brivio, che ha sottoposto a monsignor Delpini un quesito sugli strumenti necessari per ritrovare tra i cristiani uno spirito sinodale e un altro sul problema urgente della casa. È poi stata la volta di Pietro, giovane dell’oratorio di Lecco e membro del consiglio pastorale («Come possiamo aprire il nuovo oratorio di Lecco a tutta la cittadinanza?»), di Martina Locatelli, responsabile del rifugio notturno della Casa della Carità («Cosa fare per includere le persone fragili che sono tra noi?») e di due giovani iraniani che vivono a Lecco e che hanno iniziato il percorso per diventare cristiani («Come possiamo testimoniare la nostra fede e coinvolgere altre persone in questo nostro percorso?»).

L’arcivescovo nelle sue risposte ha «spiazzato» tutti, per usare l’espressione usata dal prevosto, affidandole ad altrettante citazioni tratte dalla «Ballata della speranza» di padre Turoldo, dal capitolo XXII dei «Promessi sposi», dai «Miserabili» di Victor Hugo e da un’opera di Charles De Foucauld. Parole letterarie, quelle citate dall’arcivescovo, ma di grande impatto e che sono servite a rafforzare le sue riflessioni: «La condivisione non è una questione burocratica, oggi c’è bisogno di una speranza comune.

In questo modo anche il desiderio quanto mai legittimo di fare dell’oratorio la casa comune della comunità si può ottenere praticando l’amabilità». Monsignor Delpini ha poi invitato tutti ad essere fedeli seguaci di Gesù: «I cristiani devono essere apostoli con tutti quelli che incontrano e gli strumenti a cui si devono affidarsi devono essere la bontà, la tenerezza, l’umiltà e la dolcezza. Dobbiamo vedere in ogni essere umano un fratello e bandire da noi ogni spirito militante. I non cristiani possono essere nemici di un cristiano, ma ogni cristiano deve essere un tenero amico di ogni essere umano. Non voglio insegnarvi quello che dovete fare ma incoraggiarvi a riflettere e custodire i suggerimenti emersi dalle letture fatte questa sera». La serata si è conclusa con un momento di preghiera e la benedizione finale.

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